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L'ASSEMBLEA DEGLI INDUSTRIALI

Borghi sferza le banche: "Meno rigidi con le imprese"

Il convegno si è incentrato sulla grande crisi del 2009. Il presidente degli industriali ha chiesto al sistema creditizio "di non regalare i soldi ai furbetti" e di "valutare bene gli imprenditori con cui hanno a che fare"

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Il presidente Borghi accoglie il ministro Sacconi (foto Artioli) Reggio Emilia, 23 giugno 2009. «UNA RELAZIONE onesta». Gianni Borghi, presidente di Industriali Reggio, riponde così a chi lo accusa di essere stato più indulgente rispetto allo scorso anno: «Non serve a niente fare polemiche. Bisogna pensare a risolvere le cose».
‘Reagire a un mondo che cambia’, l’assemblea generale degli Industriali, quest’anno si è inevitabilemente incentrata sulla «grande crisi del 2009». «Questa è una recessione che le generazioni dopo di noi studieranno. I numeri sono impressionanti. Tra titoli, obbligazioni e immobili, dall’estate del 2007 a oggi è stata distrutta una ricchezza che supera i 50mila miliardi di dollari».

MA QUALI effetti di questa crisi hanno subito le imprese? «Il primo: caduta degli ordini e della produzione. Il secondo: il deterioramento dei pagamenti. Il terzo, infine, è il restringimento del credito. Un numero elevato di imprese affronta oggi una vera e propria emergenza».  Un vero e proprio monito, quello del reggiano presidente degli Industriali: «Lo sosteniamo da mesi e oggi lo riaffermiamo. Questo efficiente e competitivo sistema produttivo, costituito da piccole, piccolissime e medie imprese, non può essere abbandonato».

SUL BANCO degli imputati Borghi piazza le banche che stringono i crediti e aumentano le spese. «Guardate — analizza Borghi —, non c’è rating che tenga quando i clienti non comprano e, sempre più spesso, non pagano. In Italia i crediti non pagati, per oltre un mese, sono saliti dal 2% del gennaio 2008 a oltre il 20% nel dicembre dello stesso anno, per poi superare la soglia del 30% nel marzo del 2009». Quindici volte tanto, in poco più di un anno. «Qualcosa dunque deve cambiare. Ci deve essere per forza una via di mezzo tra il prestito facile ai troppi ‘furbetti’ e l’attuale sorda rigidità operativa verso ogni impresa. Purtroppo, andiamo nella direzione opposta e la novità bancaria del momento si chiama: ‘costo per la messa a disposizione dei fondi’ o ‘corrispettivo disponibilità creditizia’». Ma in sostanza, non cambia nulla. «Si tratta di nuove commissioni — spiega Borghi — sostitutive del ‘massimo scoperto’, che determinano costi maggiori rispetto a quelli già elevati del recente passato».

CITA anche Mario Draghi: «L’asfissia finanziaria può colpire oggi anche le aziende sane». E afferma senza esitazione: «Non ci siamo: a fronte di un passo avanti ne abbiamo fatti almeno due indietro. Basilea 2 non solo ha penalizzato la gran parte delle aziende ma, con l’avvento della crisi, si è dimostrato un ulteriore fattore negativo per l’intero sistema produttivo». Applauso scrosciante.

«CHIEDO al sistema creditizio due cose: di non regalare i soldi ai furbetti e di continuare a controllare le garanzie, ma di essere anche meno rigidi con le imprese. Che valutino bene gli imprenditori con cui hanno a che fare. Altrimenti rischiano di affondare anche le aziende che stanno alla base sul nostro tessuto sociale».
Due sono i temi principali: rivedere il modo con cui le imprese si accostano al credito e il rischio di un irreversibile degrado nelle relazioni tra le imprese. «Per dirla tutta — continua Borghi —, non è moralmente accettabile che, in momenti come questi, ci sia chi scarica i propri rischi sui fornitori, specie quelli di piccole dimensioni, magari con qualche furbizia». Ma aggiunge: «Resta la consolazione che, grazie all’apertura internazionale, saremo i primi a cogliere i segni di ripresa quando questi si presenteranno».

di BENEDETTA SALSI










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