La festa per 'Razzo':
"Che gioia
aver fatto felice
la mia montagna"
Migliaia di persone in piazza a Villa Minozzo per celebrare la medaglia olimpica del giovane campione. E c'erano anche Alberto Tomba e Giorgio Rocca

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Reggio Emilia, 7 marzo 2010. «BUONASERA a tutti mi fa piacere essere qua con la medaglia attaccata al collo volevo ringraziarvi me la sono meritata, se l’è meritata tutta Villa».
Giuliano Razzoli non si è ancora abituato alla notorietà che gli ha portato la vittoria della medaglia olimpica. «Non mi aspettavo così tanta gente, è un grande piacere aver fatto felice tutta la nostra montagna», continua Razzo ancora un po’ timoroso. Poi si lascia andare: «Forse mi ripeto, ma l’ho fatta davvero molto grossa». Nella sala i fan cominciano a urlare.
Da una settimana Giuliano è diventato campione olimpico. «A Malpensa non mi aspettavo un’accoglienza così speciale – dice Razzoli – anche il rientro a casa è stato diverso dal solito: ho ricevuto tanti complimenti, tanti abbracci, vedevo molte persone felici e partecipi per il risultato che ho ottenuto». “Vai Giuli”, urla Alberto Tomba. E subito dalla sala partono gli applausi e le ola.
Al tavolo accanto a Giuliano ci sono i suoi maestri di sci: Marcellino Marchi e Massimo Carca. «Marcellino mi ha preso sotto la sua custodia da quando a 11 anni sono cresciuto con lui, è stato per me un punto di riferimento – dice Razzoli – Ricordo il suo consiglio: ‘Prima impara a sciare bene poi impariamo ad andare forte’. E alla fine ci sono riuscito». Poi Giuliano ringrazia il suo nuovo allenatore che lo segue da quando è entrato in Nazionale A. «Ho avuto fiducia in me e in un ambiente come quello non era facile, perché sei solo un numero – continua Razzoli – Alla fine ognuno ha contribuito un po’ a questa medaglia». Razzoli ricorda quello che il suo allenatore Calca gli ha detto dopo la prima manche: «Tu hai ballato, gli altri hanno sciato, questa è la differenza».
ACCANTO a Razzo immancabile, c’è Alberto Tomba. «Questo ragazzo ha risalito lentamente il podio come doveva risalirlo. Non è arrivato alla vittoria subito – commenta il campione emiliano – Un grande oro, un paese d’oro, una famiglia d’oro e una cantina d’oro. Non poteva che vincere la medaglia d’oro. E l’Appennino batte le Alpi, forza Emilia». Poi Tomba si alza e lascia il posto al padre Razzoli, Antonio che ringrazia tutti con la voce rotta dall’emozione.
A Villa Minozzo è arrivato anche Giorgio Rocca, campione azzurro di sci. «Razzoli è stato prima di tutto il mio fornitore di Parmigiano Reggiano e questa è la cosa più importante – scherza Rocca – Solo una settimana fa, Razzoli era conosciuto solo nella sua zona e nell’ambiente. Ora è un campione. Ma io lo sapevo che ce l’avrebbe fatta, prometteva davvero bene». Anche Giovanni Morzenti, presidente della Fisi, ha risalito la montagna reggiana per la festa del Razzo. «Gli ho portato 6 bottiglie di Barbaresco in regalo – dice - Noi vogliamo che vinca la Coppa del Mondo. Lui vuole vincere quella di Specialità ma non quella del Mondo, dovrebbe fare più slalom gigante». «Dirlo è facile – interviene il campione di Razzolo - un po’ meno farlo però».
di SABRINA PIGNEDOLI
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