La disperazione dell'amico di Juri
"Gli avevo urlato di fermarsi"
Il racconto di Valerio Fioravanti che era con Govi durante l'escursione sul Cusna: "Più si saliva, più la bufera aumentava. Io sono tornato indietro, non so se lui mi ha sentito"
Reggio Emilia, 9 marzo 2010. Non ha abbandonato un attimo il rifugio di Monte Orsaro, l’architetto Valerio Fioravanti, amico del 27enne Juri Govi con il quale aveva tentato l’avventura sul Cusna sabato.
Segue le ricerche con il cuore in gola e spesso, soprattutto quando qualcuno lo saluta, fa fatica a trattenere le lacrime.
Si informa presso il responsabile del Soccorso Alpino, in costante contatto via radio con le squadre di ricerca e ad ogni rientro s’interessa sulle zone perlustrate sia via terra che dall’elicottero. Non si arrende all’idea di perdere l’amico Juri in quel modo.
«Proprio lui che è un grande esperto della montagne – dice – e conosce questi monti come le sue tasche. Forse è stata la troppa confidenza».
Ieri pomeriggio Fioravanti, continuamente incredulo, aveva chiesto di salire sull’elicottero per andare sul punto dove si era separato dall’amico Juri. I responsabili dell’operazione l’hanno sconsigliato.
Si era incontrato venerdì sera a Civago durante un’assemblea del Pd con Juri Govi (segretario Pd di Villa Minozzo), era seguita una spaghettata in casa di amici e lì avevano deciso l’escursione sul Cusna.
«Avevamo l’appuntamento a Monte Orsaro sabato mattina alle 10», racconta Fioravanti.
«Quando sono arrivato io lui non c’era ancora, gli ho telefonato e alle 10,30 eravamo lì pronti per partire. Gli ho fatto notare le lingue di neve che si vedevano sul crinale, ma Juri non si è mostrato preoccupato. Siamo saliti con gli sci lungo il sentiero 623 fino ai Prati di Sara. Lì abbiamo messo le giacche pesanti perché c’era vento freddo. Abbiamo ripreso a salire incontrando tratti di neve soffice e tratti di crosta gelata per cui abbiamo montato i «rampant», ramponi che si applicano agli sci di alpinismo per viaggiare in sicurezza. Eravamo sui 1700 metri di quota e il vento di bufera era sempre più forte».
Fioravanti ripercorre nel racconto l’escursione sul Cusna con l’amico manifestando grande sofferenza.
«Juri viaggiava circa 30 metri davanti a me – prosegue – e arrivato a Le Roccette, un tratto roccioso e ripido, si è arrampicato con gli sci in mano. Vista la manovra pericolosa, gli ho urlato di non farlo, ma lui è andato avanti e l’ha superata bene. Io ho aggirato la parete rocciosa e poiché più si saliva e più aumentava la bufera di neve, gli ho detto che bisognava scendere. Mi ha chiesto da dove dovevamo scendere e io gli ho indicato il canalone di Prassordo che lui conosceva bene. Juri voleva arrivare in vetta al Cusna. Le condizioni erano proibitive e anch’io due o tre volte sono stato sbilanciato dal vento rischiando di cadere, mi sono abbassato sotto la cresta in una zona protetta dal vento. Lui era circa 200 metri più avanti di me, gli ho detto che non si poteva proseguire. Non so se mi ha sentito, c’era una forte bufera, però deve aver visto che io mi ero fermato per tornare indietro».
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di SETTIMO BAISI











