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Si conclude
la fuga dei genitori:
la bimba 'rapita'
torna a casa

La nonna paterna contatta i genitori, poi mamma, papà e figlia ritornano a Reggio. Versioni contrastanti sulla località dove si trovava la famiglia

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I genitori di Anna Giulia (foto Artioli)
I genitori di Anna Giulia (foto Artioli)

Reggio Emilia, 10 marzo 2010. L’unica cosa certa è che la bimba «rapita» dai genitori è stata ritrovata. Sta bene ed è a Reggio.

La piccola era stata prelevata sei giorni fa da una ludoteca reggiana e portata via dai suoi genitori montati su una Fiat Punto grigia partita a tutto gas ‘seminando’ l’assistente sociale che li stava seguendo.

A Massimiliano Camparini, imbianchino di 40 anni, e Gilda Fontana di 45 da circa un anno era stata sospesa la patria potestà dal tribunale dei minori di Bologna. E come tutore della bimba era stato nominato il Comune.

Come e dove la bimba sia stata trovata è un «giallo». Ci sono, infatti, tre versioni discordanti. La prima, ufficiale, è quella della questura di Reggio.

«Abbiamo trovato la bambina a Rabuiese, in territorio triestino la notte scorsa verso le 4 — ha dichiarato ieri Antonio Turi, dirigente della squadra mobile —. Preziosissima è stata la collaborazione della nonna paterna. Avevamo capito che la donna avrebbe potuto certamente condurci ai genitori, quindi ho personalmente avuto con lei un colloquio di sette ore, fino alle 23 circa. Instaurato un rapporto di fiducia reciproca, le ho chiesto di mettersi in contatto con suo figlio per fargli capire di tornare per non complicare maggiormente le cose. E lei ci ha aiutati».

E ha aggiunto: «Tre auto della polizia sono partite verso il luogo in cui la donna ci aveva organizzato l’incontro. A bordo, oltre a me, c’era anche una donna poliziotto, per poter approcciarsi al meglio con la bambina. Erano circa le 4 quando per strada, al confine della località Rabuiese, abbiamo visto arrivare a piedi i genitori e la bimba. La Punto grigia di loro proprietà non è ancora stata trovata».

La bora, l’altra notte, soffiava gelida e implacabile ai 200 chilometri all’ora. «La bimba era in stato ottimale, tranquilla e serena — ha concluso Turi —. Ha dormito in macchina tutto il tempo, giunta in Questura a Reggio ha fatto un’abbondante colazione e si è messa a disegnare, la sua passione. Siamo molto contenti di come le cose si sono risolte. L’importante per noi era che la bambina tornasse a Reggio. Il resto lo deciderà la procura».

Alle 13.30 di ieri, però, arriva un lancio dell’agenzia di stampa dell’Adnkronos. «Ritrovata in Slovenia. La bambina di Reggio Emilia della quale si erano perse le tracce venerdì scorso, è stata ritrovata a pochi chilometri da Trieste, a Isola d’Istria, in Slovenia, dalla polizia di quel paese. Da quanto riferito da fonti della squadra mobile triestina, allertata dai colleghi italiani, la bambina era in un appartamento della piccola cittadina sul litorale sloveno insieme ai suoi genitori». E ancora: «Del rintraccio sono stati immediatamente avvertiti i nonni paterni che sono arrivati prima a Trieste e poi si sono diretti in Slovenia per riprendersi la nipote».

Al telefono, il capoturno della regione di cui fa parte Isola d’Istria ha dichiarato di non poter smentire, né confermare ciò che era stato scritto dall’agenzia italiana. Ma si è limitato a un: «Qui non ne sappiamo nulla, non sono stati registrati interventi di questo tipo».

Il capo della squadra mobile di Trieste, Mario Bo, ha poi detto di «tenere per buona la versione data dalla Questura di Reggio» e che evidentemente c’era stato «un difetto di comunicazione».

Nel pomeriggio di ieri, poi, arriva il racconto diretto e approssimativo di Massimiliano Camparini e Gilda Fontana.

«In questi quattro giorni siamo stati in un alberghetto con piscina e abbiamo vissuto da nababbi, nostra figlia è stata riempita di giocattoli. In Slovenia non ci siamo stati, mai usciti dall’Italia. A Trieste? Abbiamo fatto un giro, un posto vale l’altro. In autostrada con la polizia dietro, al bivio, una strada vale l’altra. Mia madre si è messa in contatto con noi — ha spiegato Camparini — così, con la macchina a noleggio, siamo tornati a Reggio. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) alle 8 eravamo nella Questura reggiana di via Dante dove la bimba è stata con noi fino alle 14,30».

E ha concluso la madre: «Mi sono fatta violenza e l’ho dovuta consegnare ai servizi sociali, così — facendola giocare con la sirena per farla sentire a suo agio — è tornata nel suo istituto».
 

di BENEDETTA SALSI


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