"Amianto nell'acqua,
per l'Oms il pericolo c'è"
Walter Ganapini: "Rischi di sarcome delle parti molli e di tumore al colon secondo l'Organizzazione mondiale della sanità"

Reggio Emilia, 11 marzo 2011 - «COME cittadino sono sconvolto. Sono sconcertato da questa faciloneria...».
Walter Ganapini, lei è uno dei massimi esperti italiani di tematiche ambientali: cosa la scandalizza in questa vicenda dell’amianto nell’acqua che beviamo?
«Nella vita ho imparato a diffidare assolutamente degli allarmisti professionali, ma anche a diffidare furiosamente dei tranquillizzatori professionali. Soprattutto quando hanno una patente pubblica. Ma qui siamo alla frutta».
Comune e Ausl hanno detto che le fibre d’amianto non sono pericolose perchè lo afferma l’Organizzazione mondiale della sanità.
«Ah sì? Sarei curioso che mi mostrassero il testo e poi ne ragioniamo. Invece si può scrivere a chiare lettere che ho fatto una verifica con il professor Roberto Bertollini, che è il direttore dell’Oms per l’Europa mediterranea. È un amico con cui ho lavorato in passato, gli ho telefonato in Danimarca».
Che cosa dice?
«Che se la tubatura è nuova il rischio è minimo. Ma che appena comincia un po’ di erosione, e con il tempo è naturale che questo avvenga, occorre evitare esposizioni a questa sostanza».
Ci sono patologie particolari?
«Ci sono timori seri sul sarcoma delle parti molli e per il tumore al colon».
Per l’ingestione dell’acqua con fibre di amianto?
«Sì, e sono davvero sconcertato per aver sentito dire certe cose a Reggio. Io ho avuto la fortuna di vivere a fianco di luminari, sono cresciuto con Benedetto Terracini, con i padri della epidemiologia...».
Quindi lei contesta le tesi tranquillizzanti del Comune e dell’Ausl di Reggio, che affermano che non c’è nessun pericolo per la salute?
«Sono pronto a chiedere a Roberto (Bertollini, ndr) di venire a Reggio per affrontare seriamente il problema. Nessuno può dire che l’ingestione di amianto in un liquido non dia problemi».
Ma se c’è il timore che l’amianto nell’acqua faccia male, perchè l’Oms non lo proibisce?
«Ma si dà per scontato che non ci debba essere e questo è un compito del gestore questo. Forse che è vietato mettere nell’acqua il bacillo dell’antrace? C’è bisogno di dirlo? È normale buon senso che un gestore eviti l’uso di amianto e sostituisca rapidamente quello che c’è».
Quindi dire che l’Oms non proibisce e quindi non fa male...
«Sono tutte cavolate».
Ma perchè non si mette un limite, come fanno gli Stati Uniti e come si fa per tante sostanze pericolose?
«L’amianto ha una brutta particolarità dal punto di vista epidemiologico e medico: non ha rapporto dose-effetto, il pericolo è regolato da leggi probabilistiche. Non è che inalandone 25 fibrille ti ammali e con 24 non succede nulla. È sufficiente una fibrilla inalata per farti ammalare».
Che cosa hanno fatto in altre città italiane?
«Ricordo che a Roma già ne l996 venne programmata l’eliminazione dalle case del centro storico di 37mila serbatoi idrici in cemento amianto, quelli che si trovano nei solai».
Iren sta già cambiando gradualmente le tubature in cemento-amianto. Prevedere un intervento drastico su milioni di chilometri in tempi stretti avrà costi stellari.
«D’accordo che Iren è quotata in Borsa, ma è prima di tutto un servizio pubblico locale. Questo è un investimento necessario che si ripagherà progressivamente nel tempo. Non sarà finanziariamente attrattivo, ma non si può giocare tra la finanza e la salute».
Non rischiamo di creare un allarme senza avere alternative all’uso dell’acqua di rubinetto?
«Lungi da ogni forma di allarmismo, ma con l’amianto non sono ammesse leggerezze. Lo dico in modo netto: nessun allarmismo, ma nessuna leggerezza. Una città come Reggio, nel cuore di una realtà inquinata e sviluppata come la pianura padana, non può permettersi di avere un terzo delle condotte per l’acqua in cemento amianto».
Paolo Patria










