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Confapi mette in discussione le tariffe del piano riufiuti

In questione anche l'impianto Tmb

Intervento di Medardo Landi, delegato all’Ambiente dell'associazione di categoria

Rifiuti (Ansa)
Rifiuti (Ansa)

Reggio Emilia, 27 gennaio 2012 – Confapi contro il piano dei rifiuti. L'associazione di categoria richiede che le tariffe siano proporzionate ai rifiuti prodotti e non alla superficie dell'azienda e il progetto dell'impianto Tmb che prenderà il posto dell'attuale inceneritore. Sul tema è intervenuto direttamente Medardo Landi, componente Confapi pmi Reggio , delegato all’Ambiente.


“A seguito delle novità emerse nell’ambito del nuovo Piano di Gestione dei rifiuti - afferma Medardo Landi,,Confapi pmi Reggio Emilia - che da anni si batte su questa tematica, è costretta a far sentire nuovamente e pubblicamente la propria voce affinché le imprese, già strozzate dalla crisi e vessate da una pressione fiscale insostenibile, non debbano subire un altro aggravio della propria posizione. Abbiamo infatti sperato finora, senza purtroppo trovare disponibilità in tal senso, che il Piano di gestione dei Rifiuti fosse l’occasione per un’apertura alla “tariffazione puntuale”. Viene chiamata ‘Tariffa di Igiene Ambientale’, e viene confermato l’attuale sistema tariffario. Viene considerata come quella che meglio garantisce i cittadini, le imprese e gli Enti Locali, ma in realtà sia la tariffa e sia il sistema che la determina, non solo non si basano sul criterio “chi inquina paga”, ma sicuramente non garantiscono né le imprese e nè i cittadini, e sono le due cose meno eque che si potessero realizzare".


Da tempo chiediamo che venga realizzata un’indagine seria su quantità e qualità dei rifiuti prodotti dalle aziende che attualmente vengono ‘assimilati agli urbani’, così come è stato ripetutamente fatto per i “rifiuti domestici”, tanto che le associazioni di categoria sarebbero state anche disposte a sostenerne in parte i costi. Infatti, se risultano chiari quantità e composizione dei rifiuti prodotti in “ambito domestico”, non lo sono per niente per quelli generati “in ambito produttivo”.


“Le imprese non hanno mai chiesto di pagare meno, ma piuttosto di pagare il giusto: che significa pagare sulla base dei rifiuti prodotti, del servizio erogato e non delle superfici aziendali. Quelle stesse superfici su cui gravano anche, e non solo, i costi per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei cosiddetti “rifiuti speciali”, ovvero di quegli scarti derivati direttamente dal ciclo produttivo, che devono necessariamente essere conferiti a soggetti privati autorizzati. Molte amministrazioni comunali poi hanno adottato criteri estensivi per la determinazione di quelle superfici da assoggettare a tariffa, affidandone la riscossione a “società terze”, aprendo così la possibilità di diversi contenziosi”.


“Va rilevato inoltre che l’aumento della produzione di rifiuti va di pari passo con la crescita della raccolta differenziata, che per la prima volta supera l’indifferenziata, toccando il 50,4% del totale dei rifiuti urbani prodotti, facendo così diminuire del 6,6% il conferimento in discarica. Secondo un recente report della Regione Emilia–Romagna risulta infatti che la quasi totalità dei rifiuti raccolti in modo differenziato viene avviato al recupero (76% per la plastica, 99% per la carta). Ma quanto incide la scelta di “assimilare” ai rifiuti urbani anche quelli “speciali”, provenienti da attività produttive, commerciali e del terziario? Una domanda che da tempo poniamo ma che rimane tuttora senza risposta. A Reggio Emilia, che si è guadagnata il primo posto in regione per la raccolta differenziata con il dato del 58,4%, si stanno delineando con chiarezza alcune delle linee di sviluppo delle politiche ambientali nell’ambito dei rifiuti”.


Inceneritore – Tmb. “Abbiamo appreso della volontà di “mettere in soffitta il vecchio inceneritore”, o termo-valorizzatore che dir si voglia, in dispregio delle tante riunioni e visite guidate fatte, evitando la consultazione e concertazione con i soggetti coinvolti da questa decisione, tra cui appunto le imprese. E’ stato dato l’annuncio della realizzazione di un impianto di dimensioni ragguardevoli per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti (TMB), del costo di 100 milioni di euro che, naturalmente, “saranno pagati con le bollette”. E’ stato affermato che il TMB consentirà una riduzione delle tariffe: nel frattempo, in piena congiuntura sfavorevole, dobbiamo con disappunto registrare aumenti soprattutto a carico delle attività produttive, calcolabili da un +7,5% ad un +10% sulle bollette dei rifiuti. Nel 2010 in Emilia-Romagna abbiamo assistito a un +3,3% della spesa media annua del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ed a Reggio Emilia addirittura a un +8,4%, accompagnata dalla dichiarazione di una ripartizione del carico determinata esclusivamente in base ai costi di raccolta. Ancora una volta, Confapi deve constatare la lontananza della politica da quelli che sono i veri problemi delle aziende, le difficoltà in cui operano in un momento congiunturale così delicato, ed i continui e sempre più numerosi obblighi a cui ogni giorno sono chiamate a ottemperare”.

Crisi economica e sconti. “Dobbiamo registrare che - nonostante la delicata situazione economica che ha colpito duramente le industrie, che hanno registrato e tutt’ora devono affrontare pesanti diminuzioni di produzione, e quindi inevitabilmente anche significative riduzioni di rifiuti – le richieste provenienti dalle piccole e medie imprese, non tanto per una riduzione della ‘TIA’, ma almeno di un suo congelamento, sono rimaste inascoltate. Confapi chiede inoltre di ritornare a quelle “buone consuetudini” di consultazione delle forze economiche e anche delle associazioni dei consumatori prima di ogni incremento tariffario - e ovviamente prima che il tema rifiuti finisca nel nei meandri della discussione dei bilanci comunali - che potrebbero giovare all’individuazione di soluzione meno gravose per tutti. A chi giustamente ha proposto sconti sulla tariffa rifiuti per le persone che perdono il lavoro, o sono in cassa integrazione o in mobilità, occorre ricordare che è necessario sostenere anche chi crea e mantiene i posti di lavoro: le pmi, ovvero la vera ossatura del sistema economico locale”.

Redazione online

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