Bruciati 150 litri di gasolio al giorno per combattere il gelo
di Alberto Ansaloni
Reggio Emilia, 9 febbraio 2012 - «Veloci, veloci! Caricate subito la merce che se no si congela». «Centocinquanta litri di gasolio e così salvo la mia merce». È ufficiale. Il gelo è il nemico pubblico numero uno per gli ortaggi. Le conseguenze però si sentiranno solo tra una decina di giorni. Un nuovo rischio, che si aggiunge a quelli appena scampati causati dal presidio di protesta dei tir e dal blocco della circolazione dei mezzi pesanti. Questo il quadro di una qualsiasi alba di lavoro e fatica al mercato ortofrutticolo.
Sono le 5.30, la temperatura è di gran lunga sotto lo zero, meglio ignorare quanto, chi può si scalda al bar. Chi deve, ovviamente, lavora. C’è chi vende e chi compra.
«Le gelate vengono solo per chi lascia gelare i propri prodotti» esordisce lapidario Mauro Zanarini mentre si affaccenda tra un cassetta di cavoli e un ordine da chiudere. «Se la roba la scaldi non succede nulla», dichiara indicando con noncuranza una stufa a gas che rende quasi gradevole questa mattina di inizio febbraio. «Qua sì che si sta bene», esclama soddisfatto un ragazzo con due cassette in braccio mentre apre il tendone dove Zanarini ha il suo punto vendita. «In inverno il gelo è sempre un rischio. Ogni giorno per scaldare la merce utilizzo 150 litri di gasolio».
Cavoli, verze, radicchi e broccoli a breve rischiano di diventare sulle nostre tavole tanto cari quanti rari. «Il problema verrà fuori tra una decina di giorni», afferma Giulio Mazzini. Ancora più forte nei toni Andrea Bertoni: «Quando sarà il momento di raccogliere saranno problemi seri». «È la verdura la prima vittima del gelo», sottolinea Lorenzo Boniburini. Nell’immediato il problema delle gelate ricade solo sugli ambulanti. «Ogni volta che facciamo i mercati all’aperto — sottolinea Mara Casoli mentre con lo sguardo segue senza posa i suoi dipendenti che caricano il camioncino — la roba gela. Facciamo il possibile con stufe e teli di nylon ma la merce si salva appena».
Le estreme condizioni meteo completano un quadro che nelle ultime settimane aveva già sfiorato il collasso. Prima i presidi di protesta dei tir. Poi il blocco forzato dei mezzi pesanti causa neve. «La scorsa settimana — dichiara Fausto Fornaciari, direttore del mercato — alcuni prodotti mancavano totalmente. Da quando ha incominciato a nevicare il 90% degli ambulanti che c’erano prima non vengono più, per loro queste condizioni climatiche sono un vero problema».
Quando si cita il problema dei blocchi a sentire i commercianti i disagi sono stati minimi. Tuttavia nei giorni scorsi non c’era un’arancia che fosse una. Inoltre in questi giorni a causa della neve i tir che provengono da Bologna anziché arrivare nella notte giungono alla mattina alle 11. E le merci per essere vendute devono aspettare tutta la giornata. «Per noi — dichiarano passandosi una serie infinita di cassette di agrumi due dipendente della Bondavalli Ferdinando & C. — i problemi maggiori sono stati con i presidi». «Dopo i problemi dei presidi, ora incominciamo a sentire giù i primi ritardi a causa del maltempo nel centro sud», sottolinea Lorenzo Boniburini. Altri invece il problema l’hanno sentito decisamente meno. Tra questi Paolo Animini, commerciante al dettaglio a Quattro Castella e Paolo Bertoni, che invece lavora a Marola: «La roba c’è. Piuttosto è scarsa la domanda».
Quando si parla di aumenti il coro dei commercianti è unanime. «Non c’è nessun rincaro». A parte qualche eccezione. «Il vero aumento — sbuffa Sandro Montanari mentre ci accompagna orgoglioso all’interno del suo magazzino — lo fa la grande distribuzione. Che la gente venga a comprare da noi».
In effetti il mercato ortofrutticolo è aperto ai privati cittadini tutti i giorni tra le 9 e le 11 circa, ma si compra a collo, ossia si portano a casa le cassette di frutta. Non di meno. Più che parlare di prezzi è più corretto parlare di tendenze dei prezzi. A breve, per le gelate che stanno compromettendo gran parte dei prodotti di stagione, dovrebbero aumentare sia gli ortaggi tipici invernali sia i prodotti coltivati in particolare in centro Italia come il finocchio. «Ma sui prezzi — sottolinea Marco Iori — è sempre la domanda che fa il prezzo, siamo noi come consumatori a determinare quanto paghiamo».
di Alberto Ansaloni