Massimo, il compagno: «Avevo venduto tutto per realizzare il nostro sogno. Lei è stata uccisa per un no alla Ghibla»
di Nina Reverberi
Reggio Emilia, 19 giugno 2012 - " Sono state scritte cose non vere su Alena, voglio invece che tutti sappiano quanto era buona e brava". Sono le prime parole del compagno Massino F. pronunciate mentre ci apre la porta di casa. E’ distrutto. Continua: "Avevamo già programmato di andare a vivere insieme a Santo Domingo- spiega l’artigiano che lavora presso un azienda di Sorbolo - . Ormai avevo già venduto tutto, anche i miei cavalli perché dopo l’estate saremmo partiti".
Ma in quel tragico venerdì quei sogni sono stati per sempre spezzati. Ed i pensieri tornano a quel giorno. "Stavo rientrando a casa – spiega – ho visto che la strada era chiusa e c’era del trambusto e così ho fatto una strada alternativa, mai avrei pensato che li c’era Alena morta. Me lo hanno comunicato poco dopo i carabinieri". Dal volto gli scendono le lacrime, vuole a tutti i costi che sia detta la verità. "Alena - precisa - non aveva nessun’altra relazione, io che sono geloso e sospettoso di natura me ne sarei accorto, e poi non ne aveva il tempo, perché quando non era al lavoro era con me, tutto quello che è stato detto sul suo conto sono solo cattiverie, noi ci amavamo".
E quindi si torna sul perché del gesto estremo di Alessandro Rizzi. "Innanzitutto voglio dire che non ha mai fatto la sua badante. E’ stata a lavorare da Ghibla, poco dopo la morte della moglie, per fare le pulizie due volte la settimana. Io credo che probabilmente lui si era invaghito di lei e si era fatto dei castelli tutti suoi, ma poi ha ricevuto il rifiuto da Alena, e questo credo non lo abbia mandato giù".
Dal suo racconto ne esce un ritratto di una donna colta, sapeva quattro lingue e si era diplomata in economia e commercio ed informatica quando ancora era a San Pietroburgo. "Lei - spiega Massimo - studiava sempre, qui ho tanti libri suoi: sì lei quando non lavorava viveva qui da me".
Lui l’ha conosciuta poco più di cinque anni fa, quando lei lavorava per una persona che abita nel suo stesso palazzo, e fra di loro è nata subito una bella amicizia che si è trasformata ben presto in amore. Lui l’ha aiutata ad ottenere il permesso di soggiorno ed un lavoro. L’11 maggio scorso aveva ottenuto anche la cittadinanza italiana, ed aveva giurato davanti al sindaco di Gattatico, lì infatti ha lavorato per diverso tempo.
Poi qualche mese fa un’amica che doveva rientrare al suo paese le aveva chiesto se prendeva il suo posto presso la famiglia Artioli, e così è stato. "Giovedì - afferma ancora l’uomo, era andata a dare l’esame teorico per la patente era stata promossa ed era felice". Lui precisa anche che la patente se le era pagata con i suoi soldi. "Non è vero che lei non aveva soldi - spiega - anche questo è una bugia perché lei aveva i suoi risparmi in banca, ed avevamo insieme anche un conto corrente. Mandava una parte di quanto guadagnava ai figli, ma il resto se lo teneva".
Pochi mesi fa le era morto il padre, che le ha lasciato una abitazione in centro a San Pietroburgo.
"Ad agosto – racconta ancora il compagno di Alena – dovevamo andare in Russia per sistemare alcune cose, avrebbe lasciato la casa ai figli, tanto a noi non sarebbe servita, perché ci saremmo trasferiti a Santo Domingo". In queste ore è riuscito a parlare con la nipote di Alena che si trova a Firenze e che ha dovuto dare la brutta notizia ai figli. Alena, sarà riportata in patria e sarà sepolta vicino ai genitori entrambi scomparsi. E la fine del suo sogno italiano.
Nina Reverberi