Uno è stato sorpreso col cellulare alla maturità: ricorre, fa gli orali ma non passa. L'altro non è stato ammesso agli esami e chiede di essere risarcito
di Mike Scullin
Reggio Emilia, 18 luglio 2012 - SEMBRA QUASI una maledizione. Nelle tre province di competenza del Tar di Parma (Parma, Piacenza, e Reggio), per adesso sono solo due ricorsi ai giudici amministrativi provenienti da scuole superiori, e questi riguardano entrambi Reggio e, a Reggio, l’istituto Zanelli. E tutti e due sono per certi aspetti singolari (su di essi, ieri, non è stato possibile avere commenti da parte della scuola).
Il primo riguarda uno studente che non è stato ammesso all’esame di maturità: ha avanzato la richiesta di risarcimento danni, la sua controparte è costituita dal consiglio di classe della sua quinta, dall’istituto e dal ministero. Il secondo è ancora più originale: un altro studente è stato sorpreso alla maturità con il cellulare. Gli è stato fatto finire il compito poi i commissari gli hanno detto che, per via di quel telefonino, non sarebbe stato ammesso agli orali. Lui però ha presentato ricorso al Tar che ha ordinato alla commissione di interrogarlo due giorni dopo. L’orale si è regolarmente svolto e alla fine il ragazzo, giudicato impreparato, è stato bocciato.
IL PRIMO CASO. E’ quello di uno studente non ammesso alla maturità. Si sono potuti apprendere scarni particolari. Fonti vicine alla scuola dicono che il ragazzo aveva delle insufficienze: la regola stabilisce che in quel caso non si passa e così la commissione ha deciso, rispettando la normativa. Evidentemente il ragazzo e la famiglia hanno ritenuto ingiusta la decisione e si sono rivolti al Tar di Parma, assistiti dall’avvocato bolognese Paolo Carbone che ha depositato una documentazione con nove allegati. Oggetto del ricorso - si legge - è la non ammissione all’esame di Stato, con richiesta di risarcimento danni. L’udienza è stata fissata per il 25 luglio.
IL SECONDO CASO. E’ quello dello studente che alla terza prova scritta si è alzato per andare in bagno pochi minuti dopo il via. Aveva con sè il telefonino, portato a scuola nell’astuccio: gli è stato sequestrato. Non risulta che vi sia stata comunicazione col telefonino e un vuoto normativo ha aperto lo spazio giuridico per ricorrere al Tar, in assenza di trasmissione o ricezione. Il ragazzo, assistito dall’avvocato Marcello Coffrini, ha così chiesto ai giudici di poter sostenere gli orali, dopo che la commissione gli aveva comunicato che non sarebbe stato ammesso. E i giudici amministrativi l’hanno accontentato: ma all’orale, la commissione lo ha bocciato, non ritenendo la sua preparazione adeguata. Dopodichè lo studente ha inviato al Tar l’istanza di rinuncia al ricorso, per «carenza di interesse». Ripeterà l’anno. Con dispiacere suo e dei genitori. Pare che per il prossimo autunno il ragazzo avesse già trovato un impiego: dovrà rinunciare al lavoro per la scuola.
m.s.