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Si ammala di legionella e muore

Il batterio nei tubi

Reggiana di 85 anni muore 10 giorni dopo il ricovero al Santa Maria. Anche un parente contrae la malattia, ma si salva

 

di Sabrina Pignedoli

Arcispedale
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Reggio Emilia, 12 settembre 2012 - «Prima i sintomi dell’influenza, poi problemi respiratori e infine la diagnosi: i medici ci hanno detto che era legionella. Una decina di giorni dopo il ricovero, ad agosto, mia madre è morta». A raccontare come il batterio della legionellosi ha colpito la sua famiglia è un distinto cinquantenne reggiano che di questa malattia - come la maggior parte delle persone - sapeva solo che aveva preso il nome dai veterani dell’American Legion morti negli anni Settanta in un hotel.

Suo malgrado, in questo ultimo mese, l’uomo ha imparato molti dettagli di questo batterio. Perchè oltre alla madre, nel giro di poco tempo, ha avuto un altro parente di 77 anni che ha contratto la legionella: lui fortunatamente si è salvato e ora sta lentamente riprendendosi. «Mia madre, invece, non ce l’ha fatta - racconta con tristezza per il recente grave lutto - Aveva 85 anni, ma era ancora perfettamente autonoma. All’inizio pensavamo fosse solo una normale influenza, ma stava sempre peggio. Una mattina mia sorella ha notato che faticava a respirare, cosi l’ha portata dal medico e poi al pronto soccorso».

Sottoposta agli esami necessari, i medici dell’ospedale Santa Maria Nuova hanno diagnosticato alla signora la legionellosi. E’ stata ricoverata nel reparto Infettivi ma, nonostante le cure, l’anziana non ce l’ha fatta a superare la fase acuta della malattia. «Appena diagnosticata la legionella, si è attivato il servizio di igiene pubblica per capire da dove venisse il batterio - spiega il cinquantenne - Hanno svolto un sopralluogo nell’abitazione di mia madre e nella nostra. Abitiamo in una casa singola, ma con due appartamenti separati. Hanno trovato valori molto alti all’interno delle tubature».

Si è resa necessaria una profilassi anche per evitare che il batterio, che sta in incubazione tra i dieci e i dodici giorni, potesse contagiare anche la famiglia del cinquantenne, che abita nella stessa palazzina in città. «Ho chiamato una ditta di idraulica - spiega - che ha effettuato una clorazione con biossido di cloro. In questo periodo non abbiamo potuto usare l’acqua: per fare la doccia siamo stati costretti ad andare a casa della famiglia di mia moglie».

Solo giovedì hanno avuto il via libera dall’Ausl per l’utilizzo dell’ acqua perchè i valori sono tornati nella norma. «Ma fra un mese torneranno per vedere il livello di legionella - precisa - Se troveranno alterazioni occorrerà ricominciare tutto da capo. Non immaginavo proprio che una famiglia del tutto normale come la nostra, che non ha fatto particolari viaggi all’estero e non ha soggiornato in hotel, potesse trovarsi a dover fare i conti con la legionella. Forse sarebbe necessaria una maggiore informazione su questa malattia cosi devastante, soprattutto per le persone anziane».

Il figlio della donna scomparsa ha provato un forte senso di angoscia quando, domenica, ha letto sul «Carlino» la notizia che una donna di 53 anni era stata ricoverata in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dopo essere stata colpita dalla legionella. Sconcertato dal fatto che fosse emerso ultimamente solo quel caso, e che in un’ottica complessiva, alla lettura, fosse emerso solo un episodio mortale nel 2012, il cinquantenne di Reggio si è sentito in dovere di raccontare la storia di sua madre per fare presente che la malattia è ben più diffusa del previsto e non mancavano ulteriori casi mortali. Motivo per cui una maggiore informazione da parte delle autorità sanitarie, ha auspicato lo stesso interessato profondamente colpito dalla sua tragedia familiare, sarebbe auspicabile per favorire la prevenzione di questa grave malattia.

Sabrina Pignedoli

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