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LA TRUFFA

Sequestro di merce contraffatta
Falsi anche i codici a barre

Migliaia di prodotti contraffati, tra giocattoli, fuochi d'artificio, generi alimentari, sono stati scovati dalla Polizia Municipale riminese. Sulla merce illegale erano stati posizionati codici a barre adesivi fasulli. La truffa partiva da un grande magazzino di Monza che importava la merce dalla Cina

Giocattoli con vernice tossica in Cina Rimini, 21 dicembre 2007 - Un giro di contraffazione di codici a barre adesivi fasulli per l'importazione e commercializzazione illegale di prodotti made in China. Marche importanti quelle riprodotte: Nestlè, Ferrero, Loacker, San Pellegrino, Unilever, Averna, Stock. Il giro di contraffazione si sviluppa tra la Romagna e la Lombardia.

 

A scovare il giro illecito di prodotti, la Polizia Municipale di Rimini. Durante un semplice controllo, gli agenti hanno scoperto in un negozio, un foglio di codici a barre adesivi ancora da apporre ai prodotti. Le aziende avvertite hanno subito sporto querela, e le indagini dell'operazione, battezzata 'Codice a barre' hanno portato all'individuazione di un granda magazzino di Monza. All'interno della fabbrica migliaia di codici a barre e prodotti non in regola con le norme europee. La centrale monzese riforniva un grossista riminese e questo a sua volta i vari piccoli negozianti. Trentacinque i negozi controllati, dodici gestiti da italiani, 23 da cinesi.

 

In ogni esercizio è stata sequestata merce sprovvista di più semplici requisiti di sicurezza; tra i prodotti confiscati anche fuochi d'artificio.  Il magazzino di Monza è stato posto sotto sequestro, come quello di Rimini. Decine le persone indagate tra cinesi e italiani, per violazione delle norme comunitarie, falsificazione di marchi e vendita di prodotti industriali mendaci. E le azinede coinvolte potrebbero essere sparse in tutta Italia.

 

Quello che preoccupa gli inquirenti, oltre alla pericolosita' dei prodotti commercializzati (tra questi giocattoli per bambini), e' che il grossista di Monza, specializzato in import-export, riforniva tutta l'Italia. Il trucco era quello di mandare alle verifiche per ottenere il marchio Ce un prototipo del prodotto perfettamente a norma; e poi importarne delle copie che non avevano nulla dell'originale.

 

La  Polizia municipale riminese consiglia ai cittadini di controllare che i codice a barre su prodotti acquistati anche in questi giorni, siano stampati sul prodotto e non apposti con un adesivo.

 

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