Rimini, 19 febbraio 2008 - Ogni udienza una sorpresa, incluso uno stupro di gruppo simulato, nel maxi processo Tucker. Il caso del ‘tubo miracoloso’ risparmia-energia che vede alla sbarra 53 persone e dall’altra parte 2000 parti civili. Ai vertici della piramide, Mirco Eusebi e la moglie, Ivana Ferrara, che oltre a raccogliere adepti, ogni tanto spedivano i loro venditori alle ‘caselle’, sorte di seminari per temprare loro il carattere e ‘purificarsi’.
Seminari che si svolgevano per 3-4 giorni in qualche agriturismo e che si dovevano pagare di tasca propria (6-700mila lire). Qui la gente prendeva ceffoni a tutto spiano, veniva legata alle colonne per ‘espiare’ i peccati, rasata a zero o crocefissa. La catarsi, raccontavano a quei poveracci che erano lì per salire la scala sociale e soprattutto economica, si otteneva soltanto confessando anche i più piccoli segreti. A ‘lavare’ la coscienza o rifornire di quel coraggio che non avevano, ci avrebbero pensato loro.
Tra i tanti episodi avvenuti in una delle ‘caselle’, anche quello di una giovane donna che ha testimoniato, a porte chiuse, ieri mattina davanti al Tribunale. Quando è arrivata al seminario, ha raccontato, era stata costretta a scrivere su un notes i suoi segreti più intimi, oltre a firmare un giuramento in cui assicurava che non avrebbe mai rivelato cosa accadeva lì. E aveva commesso l’errore di confessare che all’età di sei anni era stata violentata. Non immaginava che quell’esperienza terribile, sarebbe diventata un ‘prova’ da affrontare in pubblico.
Se allora non era stata capace di reagire, le avevano spiegato, avrebbe dovuto farlo oggi. E per farlo avrebbero ricreato le stesse condizioni. Così l’avevano presa e stesa su un tavolo, dove a turno i partecipanti uomini al seminario, avevano mimato l’atto sessuale sopra di lei. La ragazza si era messa a piangere, lo choc era stato terribile. Ma, ha aggiunto ieri, anche liberatorio, in un certo senso. Non la pensano tutti così. La maggior parte della gente che si è costituita parte civile contro ‘re Tucker’, si sente ancora umiliata per quei ceffoni in piena faccia, assestati in nome di un tubo che, nei giorni scorsi, i periti all’unanimità hanno definito poco più di un cannocchiale.
al.na.
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