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Rimini

LA STORIA

Scampato a una terribile caduta
lo condanna un'infezione ospedaliera

Un ex istruttore di paracadutismo, Francesco Canini, riminese 43 anni, scampato ad un terribile volo, durante l’intervento operatorio fu colpito da un batterio che da anni lo costringe in un letto

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Francesco Canini Rimini, 5 marzo 2008 - Vivo per miracolo dopo essere precipitato da 4500 metri, ma poi vittima della sanità che lo ha ridotto invalido al 100 per cento. E’ una storia incredibile quella di Francesco Canini, 43 anni, riminese, ex istruttore di paracadutismo, che questa mattina è andato al Bufalini di Cesena dove il neurochirurgo Roberto Donati interverrà sulla sua colonna vertebrale per la sesta volta. Il tentativo è quello di rimetterlo in piedi, in qualche modo, anche se certamente mai più come prima.

 

E’ arrabbiato Canini perchè l’ambulanza stamattina se la deve pagare. "Sono stato per tanti anni volontario della Croce Rossa — racconta — e mi faranno un prezzo speciale, solo 50 euro, ma è il principio che mi fa imbestialire. E’ possibile che io debba pagarmi il trasporto? Nelle condizioni in cui mi trovo?". La tragedia per l’istruttore della scuola di paracadutismo di Fano è in agguato il 3 luglio 2005. Francesco si butta dall’aereo come ha fatto centinaia di altre volte. E’ a quota 4500 ma il suo paracadute principale non si apre. Fa 800 metri in caduta a 90 chilometri orari perchè il paracadute di emergenza sfortunatamente si aggancia a quello principale. L’atterraggio è molto brusco, ma Canini, miracolosamente, si salva.

 

Riporta la frattura 5 vertebre. Viene portato all’ospedale Torrette di Ancona e lì sottoposto a Tac. I medici cinque giorni dopo decidono per una plastica alle vertebre.
E’ in questo frangente, racconta Canini, che avviene qualcosa di irreparabile. Come conseguenza postoperatoria viene colpito dallo staffilococco aureo che intacca in maniera irreparabile le ossa generando un’osteomielite. "Dopo dieci mesi a letto sono stato trasferito alla Sol ed salus per la riabilitazione. Ma soffrivo dei dolori pazzeschi andavo avanti a Valium e morfina, dicevo di impazzire".

 

Poi è arrivata la sanità buona con il neurochirurgo Roberto Donati del Bufalini di Cesena. "Lui mi ha rimesso in piedi lo spirito anche se ancora non ci è riuscito con le gambe. Domani mi opererà per la sesta volta. L’ultima, il 20 novembre, mi ha tolto tutte le parti infette della colonna vertebrale. Da allora sono rimasto sempre ingessato in questo letto. E ora non vedo l’ora di andare in ospedale, almeno vedrò un po’ di gente, medici, infermieri, pazienti. Mi devono impiantare un disco in titanio che poi andrà riempito con dell’osso e poi mi metteranno delle barre metalliche con 8 viti.

 

So che l’osteomielite è una malattia degenarativa senza scampo, ma spero di poter tornare a camminare, in qualche modo, perchè mio figlio, che ha 10 anni, mi chiede sempre quando torneremo a pescare insieme, quando faremo un giro in bicicletta. Chi ha salute non si rende conto di quale dono prezioso possegga perchè quando non ce l’hai più anche andare a prendere un caffè al bar sulle tue gambe diventa una cosa meravigliosa".

 

Per vedersi risarcito almeno a livello economico della vita che non avrà mai, più Francesco Canini si è rivolto agli avvocati Veniero Accreman e Lucia Varliero che hanno avviato due cause civili per risarcimento danni, una è relativa alla sua terribile caduta da 4500 metri col paracadute, la seconda invece è relativa al suo ricovero ad Ancona dove per via di errori di medici e infermieri si sarebbe infettato contraendo una malattia altamente invalidante.

 

"Vorrei poter almeno pesare un po’ meno sulle spalle dei miei genitori — racconta Canini — che sono anziani, mia madre infatti ha 69 anni e mio padre ne ha 76. Tra l’altro ne hanno già avute di disgrazie, poveretti. Due anni prima del mio volo tragico, il 16 giugno del 2003, mio fratello Ferdinando che aveva 30 anni è morto in un incidente d’auto".


Lorenza Lavosi

 

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