Contro il suo ex dipendente, il Comune di Rimini si era costituito parte civile. Ma il giudice ha deciso di assolverlo. La malattia era autentica, così come i certificati medici e in quella pizzeria dava soltanto una mano a sua sorella
Rimini, 8 marzo 2008 - Contro il suo ex dipendente sorpreso a lavorare in un ristorante mentre era in malattia, il Comune di Rimini si era costituito parte civile. Ma ieri mattina, il giudice, al quale il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni di carcere, ha deciso di assolverlo. La malattia era autentica, così come i certificati medici e in quella pizzeria dava soltanto una mano a sua sorella.
A incastrarlo era stato un ‘corvo’. L’uomo, 43 anni, catanese ma residente a Rimini, è invalido civile al 50 per cento, a causa di un’emiparesi di cui è affetto dalla nascita. Nel 2003 era stato assunto come segretario del sindaco con contratti trimestrali, ma poi in comune si era rotto l’ascensore e a forza di salire e scendere le scale, gli era scoppiata un’infiammazione nella parte destra del corpo, proprio quella invalida.
Il medico gli aveva dato due mesi di malattia, ma di lì a poco in Comune erano cominciate ad arrivare le lettere anonime del tipo "La mafia è scesa a San Giuliano" e "un dipendente comunale lavora in pizzeria". Le indicazioni del ‘corvo’ si erano fatte via sempre più precise, e a quel punto l’amministrazione aveva deciso di aprire un’indagine interna. Alcuni pubblici ufficiali in borghese e armati di telecamera erano andati nella pizzeria indicata nelle lettere, e si erano appostati.
Lui, il ‘malato’ era comparso quasi subito. L’avevano visto mentre dava ordini ai camerieri e faceva scontrini dietro il banco. Dopo la relazione degli ‘investigatori’, il Comune aveva presentato in procura una denuncia per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. L’uomo si era difeso sostenendo di stare male sul serio, ma quella, aveva spiegato, era la pizzeria di sua sorella che stava quasi di fronte a casa sua, e dove mangiavano anche i suoi figli.
Così dava una mano, e naturalmente lo faceva gratis. Rinviato a giudizio, il Comune si era costituito parte civile, chiedendo danni e quant’altro. Ieri, il suo difensore, Piero Venturi, ha sottolineato però l’autenticità di quei certificati medici, e quindi della malattia che escluderebbero la truffa. E il giudice è uscito con un verdetto di assoluzione ‘perchè il fatto non sussiste’.
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