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Rimini

LA FRODE

Fatture false per 200 milioni
Perquisizioni anche a Rimini

Una maxi frode in cui sono coinvolte una cinquantina di società italiane e straniere nel settore dei ricambi auto. Nel corso delle indagini, durate oltre un anno, sono state eseguite più di 50 perquisizioni su tutto il territorio nazionale. Arrestate undici persone, mentre altre quattro risultano indagate

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Una pattuglia della guardia di finanza Rimini, 19 marzo 2008 - Fatture false per oltre 200 milioni di euro, una maxi frode in cui sono coinvolte una cinquantina di società italiane e straniere. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Torino nel corso di un'operazione nel settore dei ricambi auto, che ha portato all'arresto di 11 persone, mentre altre 4 risultano indagate. Nel corso delle indagini, durate oltre un anno, sono state eseguite più di 50 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, tra cui Rimini.

 

L'indagine è partita da una verifica fiscale eseguita presso la sede di una società a Rivoli (Torino): i finanzieri avevano notato che molte operazioni commerciali venivano effettuate sia in acquisto, sia in vendita, nei confronti degli stessi soggetti. Le merci, accompagnate da fatture all'apparenza ineccepibili, venivano commercializzate a diverse società apparentemente indipendenti tra loro, risultate, invece, prive di autonoma struttura logistica, commerciale ed organizzativa e, in realtà, riconducibili agli stessi soggetti o intestate a prestanome. Con questo artificio, alcune società che, in pochi mesi, avevano accumulato un gravoso debito nei confronti dell'Erario, trasferivano la sede all'estero e scomparivano per il Fisco italiano.

 

In particolare, alcune aziende erano state costituite appositamente per emettere fatture per operazioni inesistenti; altre, invece, dichiarandosi falsamente «esportatori abituali» o avvalendosi del regime degli scambi intracomunitari, acquistavano la merce in regime di sospensione d'imposta da società comunitarie e la commercializzavano in Italia a prezzi decisamente inferiori a quelli di mercato. I reati contestati sono associazione a delinquere, emissione di fatture per operazioni inesistenti e distruzione di documentazione fiscale.

 

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