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Rimini

CONTROLLI A TAPPETO

Dalla Camorra ai 'colletti bianchi'
Sequestrati 26 immobili

L'hanno fermato prima che riuscisse a ‘colonizzare’ il suo prossimo obiettivo: la riviera riminese. L'uomo, casertano legato al clan camorristico dei ‘Casalesi’, aveva indossato i panni dell’imprenditore edile, ma la Sezione mobile del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Rimini ha ottenuto il sequestro preventivo di 26 immobili

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Guardia di finanza Rimini, 21 marzo 2008 - L'hanno fermato prima che riuscisse a ‘colonizzare’ il suo prossimo obiettivo: la riviera riminese. Michele Pezone, 49 anni, casertano legato al clan camorristico dei ‘Casalesi’, aveva indossato i panni dell’imprenditore edile, ma i metodi che utilizzava per allargare il suo impero erano quelli ‘classici’ della mafia in cui affondava le radici, estorsioni e usura. Attraverso i quali riusciva a ‘mangiarsi’ altre imprese edili in difficoltà. Con lo stesso sistema, era riuscito ad ottenere lavori di intonacatura, oltre che per il villaggio olimpico di Torino, anche per la sede della nuova questura di Rimini.

 

Lui è già stato rinviato a giudizio, ma ora la Sezione mobile del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Rimini, ha colpito là dove fa più male alla criminalità organizzata, riuscendo ad ottenere il sequestro preventivo di 26 immobili. Ville, appartamenti, uffici, garage, sparsi in mezza Italia, intestati o riconducibili al personaggio in questione, per un totale di oltre 7 milioni di euro. Le Fiamme Gialle l’hanno battezzata ‘Operazione cravatta’. La prima messa a segno nella nostra provincia, dove soggiornano, per obbligo o per scelta, personaggi provenienti da Puglia e Campania e che non hanno mai tagliati i ponti con quello che si sono lasciati dietro.

 

L’Operazione cravatta, dicono al Comando provinciale, funzionerà da apripista per altre indagini, e la prima spia che andranno a guardare, sarà quella di evidenti ‘sbilanci’ tra reddito e patrimonio. Tra dichiarazioni dei redditi da pezzenti e una realtà che li contraddice sotto gli occhi di tutti. Un fascicolo l’hanno già aperto, anche se non riguarda un cittadino in odore di criminalità organizzata, ma un riminese ‘bene’, la cui posizione è già stata sottoposta all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Il quale potrebbe essere solo il primo di una lunga lista di ‘colletti bianchi’ che vivono da nababbi dichiarando quattro soldi. Patrimoni riminesi occultati al fisco che la Finanza è intenzionata a scovare.

 

L'indagine su Pezone era cominciata un anno fa, subito dopo le denunce da parte di un paio di imprenditori edili bolognesi, presi per il collo da un ‘collega’, Pezone, appunto. Il quale, titolare di una serie di imprese (prima in Veneto poi allargate all’Emilia Romagna) secondo gli investigatori andava volutamente a caccia delle ditte che navigavano in cattive acque, prestando soldi a interessi che raggiungevano il 500 per cento. In questo modo arrivava a controllarle e attraverso queste interveniva poi con contratti simulati, si faceva subappaltare lavori, vinceva bandi pubblici, allargando sempre più il suo raggio d’azione e penetrando nel tessuto economico di città e province. E l’ultimo ‘progetto’ avrebbe riguardato proprio la nostra provincia.

 

Coordinata dalla Dda (Distrettuale antimafia) di Bologna, l’inchiesta è stata quasi subito affidata alla Guardia di finanza di Rimini, dove operano due investigatori che avevano già lavorato a lungo ad Aversa, la ‘patria’ del clan camorristico dei Casalesi. Nessuno meglio di loro sapeva chi e come, e soprattutto come muoversi in un’indagine che vedeva in azione uno delle più feroci e determinate organizzazioni criminali. Avevano ricostruito nei dettagli la storia degli immobili riconducibili a Pezone, fino al punto da andare a interrogare anche i singoli inquilini che pagavano tutti a un soggetto diverso dal proprietario.

 

Quindi erano passati alle analisi bancarie ed extra contabili. Pezone, di intestato non aveva nulla, tutto a familiari, imprese e prestanome. Alla fine il casertano era stato arrestato, ma l’obiettivo dei finanzieri era anche un soprattuto un altro: sequestrare tutto quel ben diDio. Adesso Pezone è tornato libero, anche se ha l’obbligo di dimora e di firma a San Marcellino di Aversa, ma si è visto azzerare ville e palazzi. Beni che lo Stato potrà almeno affittare, in attesa del passo successivo, la confisca. "La camorra mette sempre in conto di perdere un uomo - ha detto ieri il colonnello Enrico Cecchi, comandante provinciale della Guardia di Finanza - ma mai la ‘roba’".

di Alessandra Nanni

 

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