Grida, insulti, schiaffi e toni perentori. Davanti al giudice Masini, al pm Marino Cerioni, agli avvocati e agli inviati di 'Striscia', è stato proiettato il video ripreso con telecamere nascoste degli incontri in agriturismo del gruppo Tucker di Eusebi. Un vero e proprio 'film dell'orrore' con donne zerbino, uomini legati a colonne e preghiere di perdono
Rimini, 18 aprile 2008 - Il teste è atipico. Uno schermo grigio. Piazzato in mezzo all’aula. Parla per audio. E immagini. Per la verità sbiadite. Confuse. Ma le parole sono chiare. E più che parole sono grida. Insulti. Tonfi di schiaffi e toni perentori. A fissarlo in volto, quello schermo, ci sono il giudice Masini, il pm Marino Cerioni, gli avvocati. E persino gli inviati di "Striscia".
Al «cineforum» probatorio del processo Tucker c’è il pubblico delle grandi occasioni. Quello accorso nell’aula «Falcone e Borsellino» per assistere al video girato alla Casella, la «convention» aziendale Tucker, dove la Finanza aveva piazzato tre microcamere dall’11 al 14 giugno 2002. Una microcamera fu mimetizzata nel quadro elettrico della sede staccata dell’agriturismo in cui i vertici Tucker pontificavano le loro sentenze. Ieri le «pellicole» sono state mostrate a tutti. Ma non ai flash e alle tv. Questo dopo una lunga riunione dei giudici, che non hanno concesso l’autorizzazione a riprendere il filmato proiettato in aula. Le prime sequenze riprendono uno stanzone, che poi è lo scenografia di tutto il film.
Attorno a un tavolo passeggiano diversi tizi, tra cui i vertici Tucker, che poi sono la voce fuori campo. Alla Casella Mirco Eusebi e Ivana Ferrara dettavano i ritmi. In una delle prime scene, c’è il giuramento. Davanti a Dio e ai presenti. In quelle parole i partecipanti alla convention s’impegnano a osservare il silenzio. A non dire neanche una sola parola fuori. Zitti e mosca. Una specie di giuramento mistico su quello che accadeva tra quelle quattro mura, recitato in coro e a chiare lettere. Dalle parole ai fatti. Perché poi scattano le «terapie». A un certo punto c’è la pratica della «donna zerbino», una signora sulla quale tutti camminano, tra grida strazianti di dolore (con ogni probabilità quelle della vittima).
Il «rito» si chiude tra gli applausi, condito dalla colonna sonora di «Momenti di gloria». Le altre sequenze vanno avanti con urla. Del tipo: «Io vivo la mia vita». E con la platea che risponde: «Non ti crediamo, non è vero». Poi ancora grida, urla. E persino un’Ave Maria di Schubert, dopo frasi come «Ti chiedo scusa» e implorazioni d’ogni sorta. L’apice si raggiunge con un uomo che viene legato a una colonna e poi schiaffeggiato. Il rumore della percossa si sente anche dal video. Quindi un altro grido, forse di autoconvincimento, diretto a una donna, che risuona davanti ai giudici.
L’uomo grida più volte e a squarciagola «Ti amo». Uno degli avvocati di Mirco Eusebi, Gian Paolo Colosimo, ha commentato: «Siamo a metà tra goliardia e seduta psicanalitica di gruppo. La sala era completamente illuminata. Tutti i testimoni hanno detto che era al buio». Oggi altro atto del processo Tucker. La difesa ha in serbo 12 testi, tra cui il proprietario dell’agriturismo umbro dove, secondo l’accusa, si tenevano le «convention». Dai teste in video a quelli in carne e ossa.
di Giorgio Guidelli
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