Rimini, 19 aprile 2008- Nessun contratto da milioni di euro, nessun dribbling di quelli che restano impressi nella memoria. Ma è comunque il calcio ad aver salvato e cambiato la vita di Alessandro Sintini, 23 anni professione marinaio, bomber per passione. Una maglia numero nove, quella del Riccione nel calcio dei dilettanti dove i guadagni non sono quelli dei campioni ammirati alla tv. Il pomeriggio, quel giovedì pomeriggio dei primi giorni di dicembre, è come tanti altri sul campo d’allenamento agli ordini di mister Santarini.
In programma c’è un’amichevole con il San Marino a Pietracuta, un’occasione importante per mettersi in mostra. Alessandro a sorpresa scende in campo sin dal fischio d’inizio. Passano pochi minuti e dopo uno scontro di gioco con un difensore avversario il bomberino resta a terra dolorante. "E’ stato uno scontro violento- racconta- ho perso conoscenza per qualche istante, ma sono uscito dal campo con le mie gambe. Uno scontro aereo come tanti altri, peccato per quei due denti spezzati…".
Due denti da ricostruire, lavoro per un bravo dentista, ma quello era soltanto l’inizio meno doloroso. "Dopo quattro o cinque giorni avevo ancora qualche giramento di testa e allora ho deciso di andare al pronto soccorso di Cesena per una visita di controllo. Sono finito sotto la tac e lì i medici hanno visto che c’era qualcosa che non andava. Una piccola lesione cerebrale. Altri controlli, poi subito il ricovero. Ho pensato subito al peggio". Dopo dieci giorni l’intervento per asportare quella massa tumorale che Alessandro ha scoperto casualmente come una ‘compagna’ scomoda vicino al proprio cervello. "Non sono stati certamente giorni tranquilli, sapevo di avere qualcosa di non bello in testa e non potevo darmi pace nonostante qualche rassicurazione dei medici".
Operazione riuscita, il tumore benigno completamente asportato e da lì i pensieri hanno iniziato a correre verso la buona sorte, verso quello scontro di gioco che ha salvato la vita di Alessandro. "La fortuna è stata proprio lì, se non mi fossi scontrato con il difensore avversario non mi sarei mai accorto del tumore e non lo avrei scoperto in tempo. E proprio in quei giorni ho deciso di ringraziare personalmente il giocatore del San Marino".
L'aggancio c’è, basta rintracciare Lele Lucchi, l’attuale direttore tecnico dei biancazzurri, ma anche ex professore di educazione fisica di Alessandro alla scuola media di Cesenatico. "Sono andato a scuola e mi sono fatto dare il numero di Federico Tafani. L’ho chiamato perché non potevo non dirgli almeno un grazie. L’ho fatto e nei prossimi giorni ci vedremo, magari andrò a vedere una partita del San Marino". E’ proprio il caso di dire che quel difensore roccioso gli ha teso una mano dal cielo.
di Donatella Filippi
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