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INDAGINE

La frode informatica
del clan della camorra

Sottratti 50 milioni di euro alla Tim attraverso ricariche di Sim prepagate. Le carte arrivavano da Napoli di 100, 300, ma anche 500 euro e venivano scaricate su numeri 899 ad alta tariffa. Coinvolta nel traffico anche una Spa di Rimini
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Riprese con un cellulare Rimini, 22 aprile 2008 - Una frode informatica avrebbe permesso ad una banda di camorristi di sottrarre 50 milioni di euro alla Tim attraverso ricariche di Sim prepagate. Le carte ‘gonfiate’ a Napoli di 100, 300, ma anche 500 euro, venivano poi scaricate su numeri 899, ad alta tariffa, che nel frattempo la camorra aveva provveduto a prendere in gestione e da cui quindi poteva monetizzare il 40 per cento di quando ‘riversato’.

 

Anche a Rimini c’è una Spa per la fornitura di fonia vocale coinvolta nell’inchiesta. Pur non essendo indagata infatti ieri è stata interessata al sequestro di una ventina di numeri a maggiorazione tariffaria che, attraverso dei prestanome, secondo l’indagine di polizia napoletanana e Guardia di Finanzna di Roma, erano stati ‘affittati’ dal clan camorristico dei Contini. Al centro dell’inchiesta «Sim e Napule» un gruppo di napoletani residenti a Firenze. Nel luglio del 2007 gli investigatori hanno iniziato ad indagare ed hanno scoperto dove e come veniva perpetrata la truffa.

 

Al call center Tim degli uffici Telecom del centro direzionale B1 di Napoli operavano in maniera truffaldina dei dipendenti dell’agenzia di pulizie Quaserpul. Mediante l’inserimento nel pc di una chiave usb in cui è installato un programma di decodifica password capace di intercettare Id e username dei singoli addetti, ricaricavano una lista di sim card di 500, 300, 250, 200 e 100 euro. Per scaricare le sim card sui numeri ad alta tariffa (12euro e 40 centesimi alla risposta) erano state realizzata apposite macchinette che evitavano la composizione manuale dei numeri.

 

 E’ nel traffico telefonico sugli 899 che erano stati presi in affitto da centri di mezza Italia che i camorristi riuscivano a monetizzare quando frodato al Call center della Tim. Chi prende infatti in ‘affitto’ uno di quei numeri ricava direttamente il 40 per cento del guadagno, un 15 per cento va all’azienda di fonia che fornisce il numero, una parte va al gestore e infine una parte va anche allo Stato in forma di tasse. E' stato attraverso l’ascolto delle conversazioni e degli altri elementi che si è accertato come questa attività illecita del clan Contini fosse finalizzata la ricarica fraudolente della carte Sim prepagate acquistate in quantità dalla banda.

 

I soggetti che hanno ‘sniffato’ le password e ‘risucchiato’ le ricariche sono stati filmati dalle telecamere installate dagli investigatori nel Centro Tim di Napoli.
Agli arrestati, tutti affiliati al clan Contini, vengono contestati i reati di associazione a delinquere, frode informatica, ricettazione e riciclaggio. Oltre a Rimini sono stati sequestrati numeri ad alta tariffa a Gubbio, Mantova, Milano Moncalieri, Viterbo e Palermo.

Lorenza Lavosi










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