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DELITTO SUL LUNGOMARE

Borrelli, dall'ergastolo a vent'anni
La Corte d'Appello 'rivoluziona' la sentenza

Così ha concluso ieri mattina la Corte d’Appello di Bologna, per Gianmarco Borrelli, la guardia giurata riminese che il 7 settembre del 2006 uccise Antonino Geraci, un muratore siciliano di 26 anni

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Un avvocato in tribunale Rimini, 16 maggio 2008 - Vent'anni di carcere invece dell’ergastolo. Così ha concluso ieri mattina la Corte d’Appello di Bologna, per Gianmarco Borrelli, la guardia giurata riminese che il 7 settembre del 2006 uccise Antonino Geraci, un muratore siciliano di 26 anni, e ferito gravemente il vero obiettivo della sua rabbia, Erjon Ciko, l’albanese che molestava la sua ragazza via sms. Una sentenza, quella di ieri, che ha visto cadere le aggravanti della crudeltà e della premeditazione, e con la concessione delle attenuanti generiche equivalenti all’unica aggravante rimasta, quella dei futili motivi, ha spazzato via per Borrelli il carcere a vita, per sostituirlo con vent’anni di reclusione.

 

Quando quella sera Borrelli era piombato in viale Regina Elena, era armato fino ai denti. Aveva appuntamento con Ciko, un albanese che infastidiva a suon di messaggini la ragazza che amava e al quale aveva chiesto un appuntamento per discutere di questa faccenda. Ma invece di chiarire, Borrelli si era messo a sparare, uccidendo un innocente. Geraci, un giovane muratore siciliano che pensava solo al lavoro, e non c’entrava per niente con tutto il resto. Aveva solo accompagnato il collega l’albanese, ed era ancora seduto in auto, quando Borrelli gli aveva sparato addosso tre colpi di pistola, per poi prenderlo a martellate in testa. Quindi aveva fatto fuoco su Ciko, il quale se l’era cavata per un pelo. Borrelli aveva ucciso l’uomo sbagliato, mentre l’oggetto del suo odio era riuscito a sopravvivere.

 

La guardia giurata, difesa dall’avvocato Veronica Magnani, si era detto dispiaciuto di avere ammazzato il siciliano, ma non di avere ferito l’albanese che, aveva detto, l’aveva esasperato. Ma già durante il processo i periti avevano definito Borrelli una personalità disturbata, ed era saltato fuori l’episodio in seguito al quale, in passato, era stato allontanato dal primo istituto di vigilanza in cui era stato assunto. Quando, per ‘scherzare’, aveva fatto partire alcuni colpi di pistola in sala radio. Alla fine del processo, celebrato con rito abbreviato il 4 ottobre scorso, il giudice, Giacomo Gasparini, l’aveva condannato alla pena dell’ergastolo, così come chiesto dal pubblico ministero.

 

Marco Ditroia, l’avvocato di parte civile, definisce questa sentenza "frutto di una profonda ingiustizia". "Mi risulterà molto difficile spiegarlo ai familiari di Geraci — commenta a caldo — confidavano nella giustizia e nel sistema giudiziario, ma questa sentenza è incommentabile. Senza contare che non hanno avuto una briciola di risarcimento. Trovo scandaloso che non gli abbiano nemmeno contestato la crudeltà. Ridurre una pena a 20 anni per uno che ha ammazzato un ragazzo che non c’entrava niente e ha pensato di ucciderne un altro, mi fa pensare che davvero in questo Paese non c’è giustizia".
 

 

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