Fiore è una femmina Golden Retriever che 'lavora' nella residenza sanitaria Sole a Misano, nel reparto dei 'gracer' (gravi celebrolesi). Al suo fianco Michele Mussoni, 30 anni, fondatore dell'associazione onlus Atma Commenta
Rimini, 23 maggio 2008 - Molti pazienti sorridono quando arriva Fiore, iniziano a parlare e chiedono di stare vicino a lei, di poterla toccare. Fiore è molto dolce, bellissima e bionda. Ma ha quattro zampe ed appartiene alla razza dei Golden Retriever. I pazienti, invece, sono quelli che vengono denominati ‘gracer’ (gravi cerebrolesi) e occupano uno dei reparti della residenza sanitaria Sole, a Misano. Un reparto ‘duro’, di enorme impatto, che ti mostra l’altra faccia della realtà, del destino sempre in agguato. Qui ci sono le vittime di incidenti stradali e sul lavoro e quelli colpiti da ictus o aneurismi condannati alla sedia a rotelle, quando va bene.
Qui arriva Fiore con Michele Mussoni, 30 anni, l’incredibile coppia che da gennaio, attraverso l’associazione onlus Atma (Attività e terapie mediante l’animale) di cui è uno dei soci fondatori, ha avviato un programma di pet therapy.
Quando Fiore e Michele arrivano nella sala ricreativa del reparto i pazienti in grado di interagire con l’animale sono già tutti là. Ma è Francesco, 50 anni, che si fa avanti per primo. Fiore, guidata da Michele, gli si accoccola vicino in modo che lui la possa accarezzare. In questo modo si prova a far muovere la mano destra a Francesco, quella che fa più fatica a usare. Il viso dell’uomo si illumina quando riesce a toccare Fiore. Un piccolo passo è stato fatto.Paola, ha 40 anni ed ha sempre avuto paura dei cani, ma questa volta è lei a chiedere di poter avvicinare Fiore, anche per vincere il suo atavico timore. E così si ritrova con il bel muso della cagnona sul grembo. Tocca a Saverio, 27 anni, dopo la sua parte di terapia dare un biscottino a Fiore, che ricambia con una leccata.
Poi è la volta di Mario, 47 anni, sfiorare il morbido muso della pazientissima Fiore. E sul viso spunta un sorriso.Non ci sono dubbi sull’efficacia della terapia con l’animale, come conferma Alessandra Ripamonti, caposala di questo e altri due reparti: "Anche nei pazienti che sembrano più assenti che, però, si sono dimostrati ricettivi, la presenza del cane li rende molto più presenti e reattivi. In questo che è il reparto con le persone più gravi, e negli altri".
La terapia è finita: tutti gli ‘attrezzi’ che servono al lavoro del ‘medico’ a quattro zampe e di Michele vengono riposti, come la coperta che copriva il tavolo e dove è stata appoggiata Fiore per permettere a tutti i pazienti di avvicinarsi a lei. Michele prende il borsone, fianco a fianco scendono le scale e si avviano verso l’uscita, salutati anche dai parenti dei pazienti che attendono nell’atrio e dal personale della clinica. Fuori c’è il giardino: è il momento di giocare per Fiore e delle carezze di Michele che non è solo il suo conduttore, ma è anche il suo padrone. "Tutti gli animali sono nostri — spiega — perché riteniamo fondamentale il rapporto di unione e di conoscenza tra noi e l’animale. Bisogna avere un rapporto molto stretto e sapere che cosa, ad esempio, lo può infastire o che cosa gli fa piacere. Insomma siamo una coppia".
Monica Raschi
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