"In via provvisoria come provvedimento tampone", si punta su una struttura nella zona centrale della città, dove poter spostare i servizi al cittadino
Rimini, 29 maggio 2008- "Sulla nuova questura la decisione resta quella". Lo conferma, a nostra richiesta di aggiornamento sull’annosa e poco divertente telenovela, la prefettura di Rimini. Dal palazzo del governo si sottolinea come la decisione è - e resta - appunto quella emersa dopo l’ultimo incontro con la proprietà.
Ovvero: il contratto non si tocca. Quel preliminare sottoscritto dal costruttore Gianfranco Damerini nel 2005 con l’Agenzia del territorio, che indica un canone annuo di 3,366 milioni di euro per il maxi-immobile di Lagomaggio.
Viene inoltre smentito che il prefetto, Vittorio Saladino, si sia recato al ministero dell’Interno a Roma nei giorni successivi all’ultimo incandescente incontro, svoltosi martedì 20 maggio, dove sarebbe stato convocato d’urgenza. Si conferma invece che dalla capitale sia stato chiesto conto della situazione alla prefettura, alla luce di quel duro confronto tra prefetto, questore, sindaco di Rimini, presidente della Provincia da un lato e imprenditore titolare della DaMa, insieme ai suoi tecnici e collaboratori dall’altro.
"Il prefetto ha subito informato il ministero dell’incontro e della volontà di Damerini", precisano da via IV Novembre. Aggiungendo che, "in via provvisoria come provvedimento tampone", si punta su una struttura, nella zona centrale della città, dove spostare i servizi al cittadino (ufficio immigrazione, ufficio passaporti, reception ecc.). In pratica quelli che attualmente si svolgono (quasi) in mezzo a corso d’Augusto. In uno scenario da terzo mondo, con file di cittadini ad aspettare per ore sotto sole e pioggia, di fronte a turisti esterrefatti e Gabibbi imbufaliti.
Ma soprattutto — e qui la novità più clamorosa — anche da parte della prefettura giunge l’indicazione che si intende procedere per costruire un’altra questura ex novo, in una diversa zona del territorio. Un’ipotesi sin qui caldeggiata più volte soprattutto da parte del questore, Antonio Pezzano. E più volte "bocciata" da Palazzo Garampi. Intanto, sul fronte del Comune, si attende la risposta del Viminale rispetto allo "sfratto" imposto a Demerini.
Ovvero, alla richiesta al ministero dell’Interno - inoltrata dopo il recente infruttuoso incontro - di attivarsi in un’azione legale con la DaMa di Damerini per l’acquisizione dell’immobile, al canone di 3,366 milioni annui. Diametralmente opposto — al solito — il parere sul fronte della proprietà. Dove si mostrano sereni, spiegando di attendere una risposta, entro la prossima settimana, dal ministero dell’Interno, alla richiesta di valutazione di congruità alla perizia di parte inviata a gennaio scorso, nella quale veniva rivalutato a circa 100 milioni di euro il valore del complesso. Col conseguente aumento del canone a 5,1 milioni di euro l’anno.
di Mario Gradara
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