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CARO-GASOLIO

Pescatori in rivolta. Mangeremo solo carne

Marineria in rivolta contro il caro-gasolio e sciopero confermato: martedì niente pesca. E si preannuncia un'occupazione dei pescatori al mercato alll'ingrosso in via sinistra del Porto a Rimini

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Assemblea pescatori Rimini, 31 maggio 2008 - Marineria in rivolta. Rotta di collisione contro il caro-gasolio. E sciopero confermato: martedì non si pesca. Mare forza nove a Rimini. "Chiudiamo il porto martedì. Lasciamo passare solo le barchine, e invadiamo piazzale Boscovich", annuncia Carlo Cevoli (Lavoratori del Mare). E poi - lo hanno annunciato molti pescatori, anche se non ovviamente le associazioni - questa mattina si tenterà una «occupazione» stile maggio ‘68 del mercato all’ingrosso del pesce, in via Sinistra del Porto! Non ce n’è per nessuno!

 

"Siamo alla frutta, ci fanno chiudere, dobbiamo difenderci con tutti i mezzi", sbottano alcuni pescatori di origini lampedusane, mentre sistemano le reti sui grandi pescherecci bloccati volontariamente nel canale. Assemblea incandescente nella grande sala delle aste del pesce, ieri mattina. Clima teso, facce scure, volano parole pesanti anche tra i pescatori, tra i quali vengono a galla antichi rancori, grossi come tonni. Dopo due ore calienti, si decide: sciopero!

 

Niente pesce sulle tavole dei riminesi, dalla settimana prossima. Dopo il riposo della Festa della Repubblica, non si torna in mare. "Martedì non si esce a pescare, poi vedremo insieme alle altre marinerie se continuare a oltranza", dice Daniele Grossi, presidente del Consorzio Linea Azzurra. "Aspettiamo anche l’esito dei due incontri — aggiunge Carlo Cevoli, presidente della cooperativa Lavoratori del Mare — uno il 3 giugno a Bruxelles con il commissario europeo per la pesca, Joe Borg, e l’altro il 4 giugno con la commissione Agricoltura. Se non otteniamo garanzie, lo sciopero potrebbe proseguire a oltranza». «Anche per sei mesi, facciamo come i francesi, che buttano giù i palazzi!", tuona un pescatore.

 

"E chi darà la paga ai miei marinai, chi mantiene i miei bambini, e mia moglie?", "chi mi paga il mutuo che ho acceso due anni fa per comprarmi un peschereccio?", "ma quale sciopero a oltranza: oggi a Cattolica le barche sono uscite", replicano tre colleghi armatori."Stiamo fermi per 4-5 mesi se serve — propone un altro armatore —. Se dobbiamo cambiare mestiere, inutile prolungare l’agonia!".

 

Sono soprattutto i grossi e medi pescherecci dediti alla pesca allo strascio, 60-70 su 150 della flotta riminese, con equipaggi da 6-8 persone, quelli messi in ginocchio dal boom del gasolio. Che è salito in sei mesi - nonostante il prezzo calmierato - da 0,574 euro al litro ai 0,735 di fine dicembre (ed oggi è ancora più caro). Va un po’ meglio per le imbarcazioni più piccole, con due sole persone a bordo, che pescano canocchie, seppie e «roba piccola» a una o due miglia dalla costa. Non pescando a strascico, possono spegnere il motore. Morale: le cosiddette «barchine» consumano meno carburante. E i piccoli armatori sono i meno motivati a incrociare le braccia.

 

"Ma qui siamo nella stessa barca, per una volta dobbiamo essere uniti, se no finiamo male tutti", sbottano in coro alcuni pescatori durante l’assemblea. "Lasciamo perdere le nostre questioni interne, focalizziamoci sul problema numero uno: il gasolio", rincara Cevoli. "Nell’incontro di domenica scorsa — riferisce Cevoli — con le marinerie francesi, portoghesi e spagnole, è stato detto che se il gasolio non scenderà a 0,40 in tutta Europa, compresa la Croazia, non si riprende il mare. Per ora incrociamo le braccia martedì. Poi ci aggiorniamo. Ma non è giusto avere paura. Dobbiamo farci sentire". "Se non facciamo azioni di rottura adesso — chiosa Cevoli — quando le dobbiamo fare? Chiudiamo i porti. Bisogna dare uno scossone. Uniti con gli altri pescatori di tutta Europa".

 

Mario Gradara










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