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LA PROPOSTA

Il senatore Filippo Berselli
punisce le 'lucciole' della Riviera

Il sindaco di Montefiore Conca, ha presentanto un emendamento alla Commissione Giustizia di Roma per allontanare le prostitute dalle strade italiane. La proposta del senatore di An è quella di rispedire nel paese d'origine chi viene sorpreso a prostituirsi

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Filippo Berselli Rimini, 7 giugno 2008 -C’è anche un pezzo di Rimini nella proposta di allontanare le ‘lucciole’ dal loro luogo di lavoro. Non solo per via dell’autore dell’emendamento, che ieri ha scosso il mondo politico italiano, ovvero il senatore-sindaco Filippo Berselli. Sullo sfondo ci sono le strade del sesso della Riviera, e l’eco delle proteste raccolte dal parlamentare di An.

 

"Ho solo cercato di interpretare il sentimento che vivono milioni di italiani, e tra questi tanti riminesi — spiega Berselli — costretti a fare i conti con un fenomeno ormai insopportabile". L’emendamento presentato dal presidente della Commissione Giustizia va a punire, attraverso un vecchio strumento — quello del foglio di via —, chi "vive del provento della prostituzione e viene colto nel palese esercizio della stessa", nel caso in cui questa ‘attività’ desti allarme nella collettività, tiene a precisare Berselli.

 

"Le forze dell’ordine hanno le mani legate — prosegue il senatore — soprattutto nei confronti di stranieri non clandestini oppure italiani che esercitano il più antico mestiere del mondo. Ebbene, con il foglio di via propongo di rispedire nel paese di origine chi viene sorpreso a prostituirsi e nel farlo crea allarme sociale. Mi rendo anche conto che l’emendamento non risolve che parzialmente il problema, ma è un segnale per affrontare il al degrado di tante strade ricettacolo di attività illecite".

 

La proposta-‘bomba’ ha innescato reazioni di sdegno ma anche parecchi consensi. "Da questa mattina sono incollato al telefono", confessa Berselli. "Una cosa è certa: il polverone sollevato conferma il grado di esasperazione degli italiani". Tra chi si dice contrario si è schierata anche la Comunità Giovanni XXIII, che da 35 anni si occupa della tutela delle donne sfruttate: "Diciamo no a leggi inique — sostiene don Aldo Bonaiuti — queste donne vanno aiutate, non criminalizzate. Ciò che invece va colpito è il racket della prostituzione, e anche i clienti. Non capiamo come colpendo l'anello debole si possa pensare di risolvere il problema. Le prostitute non costituiscono un pericolo ma sono le vittime del fenomeno".

 

c.a.b.










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