All'ex sottosegretario ai Beni culturali, da luglio sindaco di Salemi, è bastata un’occhiata per capire che "quei due dipinti che mi volevano spacciare per un Renoir e un Manet autentici, erano autentici... falsi"
Rimini, 18 agosto 2008 - Magari un giorno, prima o poi, ci scriverà sopra un libro. E non potrà che essere un romanzo giallo. "Ma a me, per ora, basta aver assicurato alla giustizia dei probabili truffatori". Perché a Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario ai Beni culturali, ex assessore alla Cultura di Milano, da luglio sindaco della piccola cittadina siciliana di Salemi, è bastata un’occhiata per capire che "quei due dipinti che mi volevano spacciare per un Renoir e un Manet autentici, erano autentici... falsi. La copia del Manet era perfino grossolana".
Eppure ci avevano provato i quattro finiti in manette durante l’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Roma. Tra loro anche due riminesi, la pittrice Amedea Setti, 56 anni di Riccione, e Aniello Ambrosio, barista. Ad avviare l’indagine, alcune settimane fa, è stato proprio Sgarbi, insospettito dalle telefonate ricevute dalla Setti e da un’altra delle persone arrestate in questi giorni, in cui "mi chiedevano di svolgere una perizia su alcuni dipinti di valore. In particolare volevano un mio giudizio per un quadro attribuito a Renoir, il classico ritratto di bagnanti, che a loro dire era assolutamente autentico, e per un altro dipinto di Manet, secondo loro altrettanto originale". A Sgarbi appaiono chiare fin da subito anche le loro intenzioni. "Era abbastanza evidente che speravano che, dopo aver dato il giudizio sulle tele, io li aiutassi a trovare il compratore giusto".
Al critico d’arte vengono inviate anche le foto dei due dipinti. Foto che "a mia volta invio subito al maresciallo dei carabinieri Santino Carta, uno degli uomini più esperti del Nucleo tutela patrimonio artistico. Mi richiama dicendo che, dalle indagini fatte, il Renoir risulta essere una copia, rubata nel 1978 dallo studio di un restauratore, mentre del Manet non si ha traccia. Ma dalle foto è quasi certo che sia un altro falso". Per Sgarbi potrebbe anche finire tutto lì, ma decide di andare fino in fondo, e cercare di smascherare i truffatori. "Sono stato al gioco, e ho accettato un incontro. La prima volta doveva essere in una banca del Veneto, dove il proprietario custodiva i dipinti, ma è saltato. La seconda volta mi danno appuntamento al Tarvisio, in un hotel".
Il critico accetta, e nel frattempo avverte i carabinieri, che preparano con lui la ‘trappola’. Quando arriva il giorno dell’incontro, Sgarbi si trova davanti un personaggio quanto meno misterioso, un sedicente mercante d’arte. "Mi racconta che ha avuto i quadri da una certa persona, e che è sicuro dell’autenticità. E aggiunge che secondo lui il Renoir vale 2 milioni di euro". Ma a questo punto è Sgarbi ad andare in scena. "Lo guardo e gli dico: ho due notizie per lei: la prima è che il quadro è rubato, la seconda che è un falso...". La terza, l’uomo e gli altri tre personaggi coinvolti nell’affare la scoprono quando alla porta della camera d’albergo bussano i carabinieri.
Tutti e 4 arrestati, compresa la pittrice (ai domiciliari), per ricettazione, in attesa di chiarire la provenienza dei quadri. "L’unica certezza — conclude Sgarbi — è che tutti e due, tanto il Renoir che il Manet, sono delle copie, anche bruttine. Il Renoir non è stato nemmeno terminato, anche se a occhi meno esperti può sembrare vero. Il Manet poi, è spudoratamente falso. Bastava guardare la firma". E a Sherlock-Sgarbi non è sfuggita.
Manuel Spadazzi
L'attrice e shwgirl si è concessa un paio di ore in relax assieme ai famigliari, amici e la sua nuova fiamma