Il colosso pugliese ha alzato bandiera bianca di fronte alla situazione debitoria del marchio morcianese. L’azienda è minata da un passivo che di 20milioni di euro ed altri 15miIioni sono quelli chiesti dai liquidatori per l'acquisto del comparto
Morciano di Romagna, 9 settembre 2008 - Anche l’ultimo cavaliere bianco è sfumato. Troppo pesante la situazione debitoria della Ghigi di Morciano per dar vita ad un piano industriale credibile basato sulla produzione di pasta. Anche il colosso pugliese Divella (tre stabilimenti, mille tonnellate di semola di grano duro, 350 tonnellate di farina di grano tenero e 700 tonnellate di pasta prodotte ogni giorno) ha alzato bandiera bianca di fronte alla situazione debitoria dello storico marchio morcianese. I conti, nella loro crudezza, raccontano tutto.
Oggi l’azienda è minata da un passivo che si avvia a superare i 20 milioni di euro, dieci dei quali riferiti al solo mutuo immobiliare. I liquidatori hanno presentato una richiesta al gruppo Divella che si aggira sui 15 milioni di euro. Ma parliamo di uno scatolone vuoto, di capannoni senza macchine: allestire e mettere in produzione linee di produzione farebbe salire il costo totale dell’operazione Ghigi a circa 25 milioni di euro.
Se consideriamo che il marchio di Morciano negli anni d’oro ha venduto circa 150 mila quintali di pasta all’anno e che oggi un chilo di pasta ha una redditività di soli 8 centesimi al chilo, è chiaro che non ci sono i margini per raggiungere un accordo basato su prospettive concrete. Tantopiù che Divella non ha bisogno di allargare la propria produzione: i suoi stabilimenti bastano e avanzano. A questo punto sul futuro del nuovo comparto innalzato nel territorio di San Clemente gravano nuvole nere. I liquidatori non possono far altro che cercare di ottenere il massimo possibile dalla vendita.
Primo perchè c’è un istituto di credito che vanta dieci milioni di euro, secondo perchè ci sono da pagare mesi di retribuzioni arretrate e trattamenti di fine rapporto ai dipendenti, terzo per saldare i fornitori. Ma, visto che, conti alla mano, nessun pastificio si avventurerà in una spesa simile, si spiega perchè recentemente abbiano sollecitato il comune di San Clemente a concedere una variazione di destinazione per i 77mila metri quadrati del comparto clementino. I liquidatori, evidentemente, sperano di attirare settori a più alto valore aggiunto capaci di elaborare piani industriali compatibili con la richiesta economica avanzata (che a termini di legge dev’essere in linea con la situazione debitoria).
Una proposta, che valuta anche un ampiamento della struttura, che per ora ha però trovato il netto rifiuto del sindaco di San Clemente Christian D’Andrea: "Alla Ghigi abbiamo già concesso anche troppo, si cerchino altre aree - ha dichiarato - da lottizzare per speculazioni edilizie. Noi dobbiamo salvaguardare il nostro territorio". Ma a questo punto non si vede davvero una via di uscita.
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