Il sindaco di Rimini, in una missiva indirizzata al Prefetto, Vittorio Saladino, ha specificato che in città non vi sarà alcun nuovo edificio da assegnare alle forze di polizia
Rimini, 30 settembre 2008 - Sulla nuova questura di Rimini scoppia la lite tra Comune e Prefettura. Tanto che oggi il sindaco Alberto Ravaioli, ha preso carta e penna per scrivere direttamente al prefetto, Vittorio Saladino. E la posizione del primo cittadino non lascia adito a dubbi: "Questa amministrazione comunale - scandisce - non acconsentirà mai che venga realizzato alcun nuovo immobile atto ad accogliere la sede della Polizia di Stato".
Questa città, aggiunge subito dopo Ravaioli, "in tal senso ha già dato, trovandosi a gestire - anche al di là dei propri compiti - il problema di un complesso di 23 mila metri quadrati, frutto di un accordo disgraziato tra un privato e il ministero dell'Interno, che ora si finge non esista portando motivazioni risibili". Chi "ha voluto, scelto, imposto (anche nelle dimensioni) quella sede se non lo Stato e i suoi organi centrali e periferici? Come può adesso lo Stato nei suoi organi centrali e periferici, a fatto già compiuto, pensare di cavarsela ipotizzando soluzioni alternative, ovvero collocare nuove Questure in barba e in contrasto con le competenze di altri enti e buttando li con superficialità accordi 'chiavi in mano' con altri privati?"
Il sindaco dice di essersi stupito per le recenti dichiarazioni di Saladino, e non solo. "Le ritengo gravi perchè sottintendono una pressochè totale sottovalutazione del percorso seguito dallo Stato e dal privato negli ultimi dieci anni e un altrettanto evidente indifferenza rispetto al problema di un immobile enorme a due passi dal centro, inutilizzabile se non nella funzione di sede della Questura". Questo atteggiamento, incalza Ravaioli, "rischia di corrodere in maniera pericolosa il rapporto di collaborazione tra istituzioni locali e organi dello Stato, soprattutto perche' con ogni evidenza questi ultimi non si rendono bene conto della ferita inferta alla citta' di Rimini".
Come amministrazione comunale "abbiamo già attivato le procedure legali affinchè il privato costruttore venga chiamato alle sue responsabilità - amministrative e giuridiche - rispetto a quanto da lui sottoscritto nel 1998. Lo stesso adesso faremo verso chi ha avuto un ruolo in questo vero e proprio 'scandalo italiano'". Stavolta, è la chiosa-monito di Ravaioli, "chi ha sbagliato paga. E non sarà Rimini a pagare, nè in termini di denaro nè in termini di altro spreco di territorio."
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