Una banda di magrebini riciclava il frutto dello spaccio di una fiduciaria di S. Marino. Arrestata la titolare di una ditta e sei indagati per riciclaggio fra cui due venditori di auto di lusso
San Marino, 21 ottobre 2008 - Un traffico internazione di droga che guadagna anche San Marino, dove c’era chi pensava a riciclare i soldi dei trafficanti. La Guardia di finanza di Piacenza, l’ha battezzata ‘Operazione Camaleonte’, chiusa ieri con quattro persone arrestate, tre magrebini e una pugliese di 22 anni, residente sul Titano, dove è titolare di una ditta che commercia in abbigliamento e che ora deve rispondere di riciclaggio. Ma indagati per lo stesso reato, ci sono anche i due funzionari (un uomo e una donna) di una fiduciaria sammarinese, i due titolari di una nota concessionaria di Rimini e il padre della ragazza. Quest’ultimo, proprietario a Misano di un’altra azienda di maglieria, secondo gli investigatori sarebbe legato alla Sacra Corona Unita.
Le Fiamme Gialle di Piacenza, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, hanno lavorato due anni prima di ricostruire il gruppo composto da 19 persone e sequestrare fino a 27 chili di cocaina, un chilo e mezzo di eroina e quasi 200 grammi di hashish. Oltre a due immobili, auto, furgoni, moto e quasi mezzo milione di euro in contanti. E sono state proprio le auto a portare gli inquirenti fin sul Titano dove, dicono, avveniva il riciclaggio vero e proprio.
Secondo la ricostruzione dei finanzieri, sarebbe stata proprio la fiduciaria sammarinese (controllata da una banca che ha sede sempre sulla Repubblica) ad acquistare, tramite la concessionaria di Rimini, auto di grossa cilindrata che passava poi in leasing alla ditta della ragazza. Lei, infine, le cedeva ai magrebini. Passaggi che avvenivano sempre in contanti e che nel caso della giovane sono stati ricostruiti talmente nei dettagli da far scattare le manette.
L’hanno arrestata ieri mattina a Lecce, a casa della nonna. Così come gli altri ‘riminesi’, non risulta coinvolta nel traffico di droga, ma, assicurano gli inquirenti, certamente in quello che ha portato a scoprire nella ditta del padre, a Misano, 1.700 capi contraffatti. Una delle solite ‘triangolazioni’ in cui gli investigatori di Piacenza sono incappati mentre indagavano sulla banda di marocchini. A legare questi ultimi con padre e figlia, ci sarebbe il mestiere di venditori ambulanti che i magrebini esercitano a Milano con regolare licenza.
Quello l’ambiente in cui si sarebbero conosciuti, per poi passare a un altro genere di affare: ‘lavare’ sul Titano i proventi del traffico di droga. Molte le perquisizioni fatte dalle Fiamme Gialle nella nostra zona, dove avrebbero sequestrato un mare di documentazione che potrebbe riservare altre ‘sorprese’. Intanto, hanno scoperto che la banca sammarinese che controlla la fiduciaria, custodiva sia i conti correnti della giovane che, all’occorrenza, anche quella di uno dei nordafricani.
San Marino torna così nell’occhio del ciclone, paradossalmente proprio in una fase delicatissima per il Titano che ha appena varato nel suo parlamento nuove regole in tema di antiriciclaggio. Una svolta che dovrebbe servire ad entrare nella ‘white list’ dei paesi virtuosi.
Alessandra Nanni
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