A poche ore dall'elezione del nuovo presidente degli Sati Uniti d'America, parlano i manager, cuochi e docenti italiani emigrati negli Sates: per loro gli americani hanno deciso per Obama
Rimini, 4 novembre 2008 - La sfida tra Obama e McCain contagia i riminesi d’America. Dai palazzi di Manhattan alle spiagge californiane la comunità italiana è testimone di una battaglia che cambierà la storia, come strillavano i quotidiani Usa in edicola ieri. Spettatori neutrali, i nostri, ma attenti a raccogliere gli umori degli elettori a poche ore del voto. Si sprecano i pronostici, ma nessuno si azzarda a smentire i sondaggi che danno il senatore dell’Illinois in testa di 5-6 punti sull’avversario repubblicano.
Impressioni raccolte però nelle roccaforti democratiche, a New York e Los Angeles, da sempre feudi ‘blu’, dove Obama non faticherà a strappare un vantaggio consolidato. "Gli inviti a votare per Barack tappezzano ogni strada e palazzo di New York — racconta Francesco Farina, il 37enne manager riminese, responsabile della Scavolini negli Usa e in Centroamerica — La voglia di cambiamento è molto forte, e in tanti pensano che Obama sia in grado di ridare fiducia ai consumatori più velocemente del suo avversario. L’altra sera ho organizzato un party con una quindicina di amici dove è emerso con chiarezza che la svolta, il nuovo, è rappresentato da Obama, mentre il vecchio è associato al repubblicano. Ma non so se il grande carisma dell’afroamericano basterà a farlo vincere".
Il salto da una sponda all’altra dell’America non cambia il verdetto: Obama ce la farà. Ne è convinto anche Gino Angelini, lo chef riminese da 13 anni a Los Angeles, uno dei più noti ristoratori della metropoli californiana. "In queste settimane ho potuto raccogliere le impressioni dei miei clienti, impegnati in vere e proprie battaglie sull’esito delle elezioni. Va detto che Los Angeles è da sempre democratica, ma la voglia di cambiare è sentita ovunque negli States. Non credo che il colore della pelle di Barack possa cambiare il risultato annunciato. L’ho intuito frequentando la comunità ebraica, inizialmente ostile alla sua candidatura. Molti di loro hanno cambiato idea e voteranno Obama".
Lo chef riminese, che oggi gestisce due locali — l’Angelini Osteria e La Terza — sostiene che l’onda democratica è spinta dalla forte crisi che non risparmia la mecca del cinema. "La crisi è forte, anche nel mio settore: i clienti spendono molto meno, non rinunciano ad andare al ristorante ma selezionano i piatti meno costosi. Obama è visto come l’uomo capace di offrire nuove speranze".
Sulla vittoria del senatore afroamericano scommette anche il riminese Massimo Ciavolella, professore di Italiano e letteratura comparata e direttore del dipartimento di italiano all’Università della California. "Non ne possiamo più di queste elezioni — attacca — Le tivù trasmettono dodici ore al giorno solo notizie della grande sfida. Il mio pronostico è per Obama, anche se l’osservatorio universitario è tradizionalmente di fede democratica. Fino a qualche tempo fa ero convinto che la spuntasse McCain, ma il crollo di Wall Street ha cambiato le carte in tavola. La gente vede in Obama un giovane pieno di entusiasmo, complice il tono da predicatore che riesce meglio dell’altro a infondere fiducia e speranze. Non sarà una vittoria schiacciante, ma alla fine ce la farà".
"I sammarinesi che vengono a vivere negli States (circa 3mila tra Detroit e New York) tendenzialmente simpatizzano per i democratici - confida Roberto Balsimelli, storico esponente della comunità, dalla Grande Mela -, anche se nel tempo certe differenze si affievoliscono. Il colore della pelle di Obama? Una distinzione che qui non facciamo, semmai è una considerazione che resta nell’intimo di ogni singola persona".
Carlo Andrea Barnabè
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