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GESTO CRIMINALE

Il clochard non è in pericolo di vita
Ravaioli:"Occorre alzare la guardia"

Si chiama Andrea Severi, tarantino di 46 anni, il senza tetto dato alle fiamme da uno o più sconosciuti la scorsa notte in via Flaminia. Dure le reazioni del mondo politico, da Montecitorio alla presidenza della Provincia

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Poliziotti sul luogo (foto Bove) Rimini, 11 novembre 2008 - Una torcia umana, è ciò che è apparso agli occhi della ragazza che ha lancitao l'allarme, mentre questa notte stava transitando in auto per via Flaminia a Rimini. L'uomo, completamente avvolto dalle fiamme, che gridava tra gli alberi del viale era un clochard, intorno alla mezzanotte e mezza qualcuno, ignoti o un ignoto, l'ha cosparso di liquido infiammabile mentre dormiva su una delle panchine che costeggiano il viale alberato. Ustioni di secondo e terzo grado, ma l'ultimo bollettino medico, spiega la questura di Rimini che indaga sull'accaduto, è rassicurante. L'uomo è grave ma non in pericolo di vita.

 

Le volanti della questura di Rimini, allertate dai soccorritori che hanno chiamato anche i vigili del fuoco,
quando sono arrivate hanno trovato il barbone coperto di ustioni, in stato confusionale, ha detto di essere di
Taranto, di avere 46 anni. Ha raccontato che dormiva, e di essersi svegliato per le fiamme. Gli agenti hanno
trovato lì vicino una bottiglia vuota che odorava di gasolio o benzina, un carburante, comunque un liquido
infiammabile. Ma lui dormiva e non ha visto nessuno lì vicino. Non sa chi e come abbia potuto fare questo.

 

Il 118 ha soccorso l'uomo, l'ha portato all'ospedale di Rimini, qui è stato medicato per ustioni di secondo e
terzo grado, soprattuto nella parte bassa del copro, sulle gambe, ma anche il viso è stato bruciato dalle
fiamme. I medici, vista la gravità, hanno deciso il trasferimento al centro grandi ustionati dell'ospedale di
Padova. L'ultimo bollettino dei medi è però rassicurante perchè - spiega la questura - pur restando gravi le
sue condizioni, non è in pericolo di vita.

 

La polizia di Rimini indaga su chi abbia potuto dar fuoco al clochard inerme, per ora non si esclude alcuna pista, potrebbe. Anche chi sia il senza tetto non è ancora stato certificato, potrebbe essere Andrea Severi, un clochard
conosciuto dai volontari, ma la polizia sta eseguendo degli accertamenti per avere dei riscontri oggettivi
sulla sua identità. Resta comunque inspiegabile il motivo di tanta atrocità.

 

LE REAZIONI

 

La notizia ha fatto velocemente il giro d'Italia, finendo anche suli banchi del parlamento, dove l'onorevole Anna Miotto del Pd chiedendo al Governo di riferire in auula sull'accaduto, ha affermato: "Il fatto è di una gravità inaudita - ha commentato Miotto - e con una strana coincidenza arriva dopo le affermazioni dei giorni scorsi in cui la Lega Nord si era fatta protagonista di una iniziativa politica contro i clochard. Sarà solo una coincidenza, ma dovrebbe far riflettere molti nella maggioranza e nel governo su come le parole e i toni del dibattito politico possano avere effetti disastrosi nella società".

 

Immediata la replica del 'Carroccio' per mezzo di Matteo Brigandi che hga dichiartato: 'Non si può associare ogni fatto negativo che succede nel Paese alla Lega'', associandosi alla richiesta di informativa ma reclamando ''rispetto''. Sull'attacco del centrosinistra è intervenuto anche il segretario regionale della Lega, l'onorevole Gianluca Pini che ha definito l'affermazione della Miotto ''una vergognosa strumentalizzazione del Pd". Parlare senza ancora conoscere i contorni della faccenda è un esercizio di ipocrisia odioso''.

 

Per il presidente della provincia Ferdinando Fabbri ''la brutale vicenda del barbone a cui è stato dato fuoco è una vicenda anomala per Rimini, che lascia sbigottiti perchè è assolutamente al di fuori della storia e dei livelli di civiltà della nostra città''. ''Il fatto che questo avvenga - sostiene Fabbri - proprio nei giorni in cui celebriamo la figura di don Oreste Benzi che proprio dalla capacità di accogliere e includere gli ultimi ha fatto la sua ragione di vita lascia ancora più amarezza. Bisogna reagire perchè anche un fatto anomalo non venga accettato senza avvertirlo come una ferita profonda alla nostra comunità. Mi auguro si individuino al più presto i responsabili''.

 

"Il gravissimo e drammatico episodio accaduto questa notte deve obbligatoriamente far rialzare la guardia democratica da parte della città e della comunità intera". E' il monito del sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, su quanto avvenuto la scorsa notte in città.

 


"L'assalto verso una persona debole non è una ragazzata o opera di balordi - sottolinea Ravaioli in una
nota - ma il frutto di azioni criminali permeate da una mentalità profondamente violenta, discriminatoria,
intollerante, sopraffattrice. E allora tutto ciò ci interroga, più di ogni altro fatto di cronaca. Interroga la politica e interroga la societa', la scuola, la famiglia. Soprattutto - prosegue il sindaco - dimostra come, nel Paese, la vera emergenza sia quella educativa. In Italia i luoghi deputati alla educazione sono sempre più depotenziati e messi in disparte, acuendo una evidente 'crisi d'identita'' che spira forte su tutte le democrazie occidentali. Simili episodi di violenza tremenda e gratuita sono collocabili in un contesto di relativizzazione del valore della persona, del rispetto per gli altri, della pietas verso chi soffre".

 

Secondo il sindaco di Rimini, "la città che, per numero e eccellenze, ha uno dei più consistenti patrimoni di associazionismo di volontariato in Italia, oggi è un po' più debole di ieri. E fa ancora piu' rabbia che questi fatti accadano mentre la citta' e' tappezzata di manifesti con l'immagine di don Oreste Benzi e con il messaggio che e' il suo piu' grande insegnamento 'Amare sempre'".

 


"Chiedere alle Autorità inquirenti di individuare i colpevoli e quindi punirli esemplarmente è il minimo",
osserva Ravaioli. E "quel giorno, peraltro, il Comune di Rimini si costituirà parte civile. Ma resta il problema
di fondo: quel vuoto che il corpo sociale, la famiglia e la scuola italiana devono tornare a riempire non di
parole sterili - conclude il sindaco - ma di significati che diano un senso a ogni vita".

m.d.a.










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