Erano almeno 300 i cittadini che hanno partecipato alla ficcolata e al momento di riflessione e preghiera in favore di Andrea Severi. La città fa 'quadrato' attorno alla panchina sulla quale è stato appiccato il fuoco al clochard. Per Lambiasi con un gesto così si è toccato il fondo
Rimini, 13 novembre 2008 - "Vorrei guardare negli occhi chi ha compiuto questo gesto, non tanto per puntare il dito ma per chiedergli ‘che cosa hai fatto a questo tuo fratello?’" Con queste parole il vescovo Francesco Lambiasi ha concluso ieri sera il suo intervento alla veglia di preghiera organizzata alla chiesa della Colonella, a pochi passi dalla panchina in cui Andrea Severi ha rischiato di morire fra le fiamme.
E proprio dalla panchina era partita la veglia con una fiaccolata, a cui hanno partecipato almeno 300 persone, quasi tutti residenti della zona che con il clochard avevano ormai stretto un rapporto di amicizia e solidarietà. Anche gli operatori della Capanna di Betlemme erano nel corteo che ha poi raggiunto la chiesa di S. Maria Annunziata. Lambiasi ha anche detto: "Dobbiamo chiederci come possano accadere certe cose, abbiamo toccato il fondo. Non dobbiamo cercare le colpe nella collettività perchè ognuno è responsabile del proprio fratello, soprattutto se egli è solo, emarginato e triste".
Tanti cittadini che per tutta la giornata si sono fermati davanti alla panchina di fianco alla chiesa della Colonnella e tanti sono stati i cartelli, le dediche e le lettere dì'affetto comparsi sul luogo dell’atroce gesto. Uno recitava: "Spero di rivederti presto". Andrea Gnassi, che ha partecipato alla fiaccolata di ieri sera ai cronisti ha spiegato le ragioni di questa testimonianza: "E’ terribile pensare che in una normale panchina della nostra città possano accadere cose simili".
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