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LE REAZIONI FRA PARENTI E AMICI

"Una brava persona... chi l’avrebbe mai detto"

Nessuno se lo ssarebbe mai aspettato. Nessuno, dal consuocero agli amici del bar, sino ai vicini di casa degli anziani genitori di Guidi si sarebbe mai immaginato che i problemi matrimoniali con la moglie Loretta si potessero concludere a colpi di fucile

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I titolari dell'Hotel Ritter (www.hotel ritter. com) Rimini, 19 novembre 2008 - Un viavai di parenti. Su e giù per il corridoio d’ortopedia. Sotto una luce giallognola, il carrello con le pietanze scorre e si ferma davanti alla stanzetta. Lì c’è Valentina. E quello che è rimasto della sua famiglia. Le sta intorno. La aiuta a mangiare. Da oltre la parete arriva un "No, no". Chi le è intorno, la protegge dal fastidio dei taccuini. Invita a non disturbarla. La tragedia ha solo poche ore. Un giorno e poco più. Nell’aria c’è angoscia.

 

A Colombarone, nella lingua di terra che s’infila nel Pesarese, c’è il market dell’altra figlia di Loretta, Monia. E di suo marito. Ma ieri, a prendere in mano la gestione, c’era Alessandro Borelli, 63 anni, consuocero di Antonio Guidi. Tra i banconi dell’alimentari racconta: "Mi ha telefonato mio figlio. E mi ha detto di andare nel negozio perché là era successa una catastrofe". Ancora: "La Monia è distrutta. Nessuno se lo aspettava". Il ricordo va all’ultima volta. All’ultima volta che ha visto Antonio: "E’ stato la settimana scorsa, era tranquillo. Di certe cose sapevo, me l’aveva dette Monia". Borelli lavora. E dice: "Ora devo tirare avanti io il supermarket". Su Antonio dice: "Sapevo che aveva l’aereo. E’ sempre stata una persona del tutto normale. Con lui parlavamo del nipotino. E poi i “Come va”, “Come stai”. Sarà dura, ora, ricostruire la vita".

 

A Mondaino, non c’è anima viva che conosca Antonio Guidi. La sua famiglia vive nelle casette popolari di via Modena, un’anonima via di San Giovanni in Marignano. Lì vivono i genitori, malati. Il suo papà fa il giro dell’isolato su una carrozzina. Spinta da una badante. Che avverte: "La moglie è in ospedale". Sulla famiglia Guidi c’è la solidarietà del vicinato. Da un balcone, un’anziana ricorda: "Io lo conosco, Antonio. E’ una brava persona. Loro, i genitori, sono qui da 8, 9 anni. Il figlio è venuto qui venerdì scorso. Lui è molto premuroso coi genitori. Anche la nuora, era bravissima. Quella badante tiene il signore come se fosse una figlia".

 

Al bar Europa, a Cattolica, il pomeriggio è in un tavolo tondo, con fondo verde. Accanto, la sala giochi. Gli amici di Antonio leggono il quotidiano. Commentano. Discorrono. E dicono: "Era una persona gentile, buona. Era anche un tipo ironico. Non ce lo aspettavamo. Nell’ultimo periodo era triste. E poi, macché gioco. I giornalisti l’hanno scritto. Ma non è vero: lui odiava il gioco". C’è chi ricorda che Antonio era "il più amato da tutti. Da tre, quattro giorni non veniva al bar. C’era stato sabato. Non parlava mai degli affari o di come andava a casa. Si metteva su una sedia, col gomito appoggiato al tavolo. Ma non ha mai giocato. E’ stato un fulmine a ciel sereno per noi. E’ una delle persone più tranquille che si conoscano".

 

Fuori, a pochi metri, il verde smeraldo dell’hotel. Con la moto, i modellini degli aerei e le luci accese. La famiglia non c’è. Sono i carabinieri. Scattano foto. Per le indagini. Davanti a una porta, in via Cremona, ancora macchie di sangue. Indelebili. Come la tragedia.

Giorgio Guidelli










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