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CONSIGLIO COMUNALE

Alberghi trasformati in residence
Arriva lo stop dell'amministrazione

Il consiglio comunale ha detto 'No' alla trasformazione degli alberghi in residence o appartamenti. In cambio si concederà un aumento dell’indice edificatorio e la possibilità di elevare gli edifici fino a 25 metri, nonchè quella di migliorare i servizi

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Rimini, 21 novembre 2008 - L'amministrazione riminese ferma la trasformazione degli alberghi in residence o appartamenti. Lo ha stabilito il consiglio comunale di Rimini ieri sera, approvando la nuova variante alberghi. In pochi anni il capoluogo di provincia ha già perso 5.000 camere d'albergo, che avrebbero fruttato, secondo dati comunali, 80/90 milioni di euro, estendibili a 120-130 milioni di euro se considerato anche l'indotto economico ad esso collegato.

 

Secondo Antonio Gamberini, l'assessore alla Pianificazione territoriale di Rimini si rischierebbe di perdere altre 11.000 camere su un totale di 37.000 presenti su tutto il territorio comunale. Le strutture più predisposte all'abbandono dell'attività per difficoltà di stare sul mercato sarebbero in larga misura quelle più piccole, ovvero le più numerose. Basta considerare che a Rimini si contano 150 alberghi a una stella e 337 a due stelle; ovvero 487 su un totale di 1.122 strutture.

 

"Il tema di fondo - ha detto l'assessore - era la necessità di salvare il patrimonio alberghiero riminese, sia perchè è un caposaldo del nostro sistema economico, sia perchè il processo in corso era allarmante. Solo negli ultimi anni più di 150 alberghi sono diventati altro, mentre proprio le strutture alberghiere sono fondamentali per il rilancio del nostro turismo. Siamo così corsi ai ripari, anche perchè non ci sembra necessario un aumento dei residence, che sono già 80 e alcuni di ottimo livello. Naturalmente, comunque, nella variante sono contenuti anche incentivi per continuare ad operare: si tratta di sostegni agli investimenti per riqualificare le strutture e ricollocarsi sul mercato aumentando la qualità’’.

 

Il Comune concederà cioè un aumento dell’indice edificatorio e anche la possibilità di elevare gli edifici fino a 25 metri, nonchè quella di migliorare i servizi: ‘’Siamo consapevoli che non basta - conclude Gamberini - ma nella variante non ci poteva stare tutto. La riqualificazione del territorio sarà oggetto del Piano strutturale. Intanto abbiamo stimolato la produttività a danno della rendita’’.

 

Di parere opposto il Consorzio dei piccoli albeghi, che commenta: ‘’Con questa variante non si farà altro che accelerare il processo, già in atto, di uscita di queste strutture dall’attività turistica. E’ infatti il mercato che sta determinando questa situazione, non la volonta’ degli albergatori che invece, da anni, stanno facendo del loro meglio per continuare ad accogliere come si deve i villeggianti. Il nostro futuro sara’ quello di essere fagocitati dai ‘colossi’ o di chiudere’’.










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