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LA CONFESSIONE DEI QUATTRO GIOVANI ARRESTATI

Quattro ragazzi 'bene'
hanno dato fuoco al clochard

Erano di ritorno da una festa di paese, poi l'idea di continuare a tormentare il poveretto, come già avevano fatto durante l'estate. I quattro amici sono stati inchiodati da una testimone che, in un bar, li aveva sentiti parlare del 'barbone della Colonnella'

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Procura (foto Bove) Rimini, 25 novembre 2008 - "Sarebbe bello dare fuoco al barbone". Adesso che li hanno presi giurano che volevano solo spaventarlo, ridere della sua paura. Ma i quattro bravi ragazzi arrestati ieri mattina alle sei devono rispondere di tentato omicidio volontario nei confronti di Andrea Severi, il senzatetto al quale hanno appiccato il fuoco la notte del 10 novembre. Subito dopo essere scesi dalle giostre di una festa di paese.

 


Sono crollati uno dopo l’altro,
Alessandro Bruschi, 20 anni, Enrico Giovanardi, 19, Fabio Volanti, 20, e Matteo Pagliarani, 19. Il primo barista, il secondo perito chimico, il terzo ancora studente dell’Istituto tecnico, l’ultimo elettricista. Non hanno precedenti, non fanno vita di strada, non rubano nel portafoglio dei genitori per comprarsi la coca. Nessuna ideologia politica, nessuna idea, nessuna apparente intolleranza razziale. Sono i classici "figli degli amici", con i capelli corti e la faccia pulita, ai quali presteresti la macchina il sabato sera. Hanno confessato tutto, tranne il motivo. Per la semplice ragione che non lo sanno. Sarà per questo che gli inquirenti l’hanno battezzata 'Operazione gioventù bruciata'.

 

Le intercettazioni telefoniche erano scattate nemmeno 48 ore dopo il fatto. E a fornire la traccia più importante era stata una testimone non di quella notte, ma di una conversazione che nelle settimane precedenti i ragazzi avevano fatto al bar, quando si erano vantati del tormento che davano al 'barbone della Colonnella'.

 


Avevano cominciato quell’estate, prima con gli insulti, poi con i sassi, per passare ai petardi. E poi il senzatetto aveva preso fuoco. Allora la donna era andata a parlarne con i carabinieri della polizia giudiziaria della Procura; insieme alla squadra mobile avevano deciso di intercettare il telefono di Alessandro Bruschi, l’unico nome che era saltato fuori. Alla fine, gli investigatori avevano ricostruito il quadro per intero, dando un volto a tutti e quattro i protagonisti di quella notte brava. Ieri mattina, il sostituto procuratore Davide Ercolani ha concluso che ne avevano abbastanza per andarli a prendere.

 

Adesso gli altri tre danno la colpa ad Alessandro. Lui, secondo gli amici, era il più accanito contro il barbone, anche se non ne hanno mai capito la ragione. La sera del 10 novembre erano andati alla Fiera di San Martino, a Santarcangelo. Si erano divertiti e avevano bevuto, tutti tranne Enrico, che avrebbe fatto da autista. Se ne stavano andando, quando Ale aveva lanciato l’idea di andare a spaventare quel poveraccio.

 


Niente di meglio di un bel falò. Erano andati a casa, cambiato macchina e poi dritti alla stazione di servizio per riempire la tanica con cinque euro di benzina. Sulla panchina di via Flaminia lui dormiva seduto sullo schienale, con un ombrello in mano. Era sceso Alessandro e, ha raccontato ieri, aveva gettato la benzina a terra, attorno alla panchina, ma non addosso all’uomo. Quando aveva appiccato il fuoco con l’accendino le fiamme erano divampate altissime. Non si aspettava un macello simile, ma Severi si era svegliato e aveva messo i piedi a terra, finendo proprio in mezzo alle fiamme. L’avevano visto cominciare a bruciare ed erano scappati come razzi, lasciandolo a rotolarsi per terra. Di lì a poco erano tornati, trovando la strada che brulicava di sirene.

Alessandra Nanni










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