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LE REAZIONI

E la folla: " Vergogna, sparatevi"

Caos all'uscita dalla questura. Il tribunale popolare, quello della strada grida e insulta i quettro autori dell'aggressione al clochard. Assieme a loro dalla Procura escono anche i genitori, affranti e choccati dal dolore provocato da quegli ex-bravi ragazzi

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Arresto (foto Bove) Rimini, 25 novembre 2008 - Eccoli, i bambocci della Rimini che non t’aspetti. Spuntano sul portone della questura. Precisini, imbarazzanti e imbarazzati. Come se avessero tirato la coda a un gatto. E invece di mezzo c’era la pelle di un clochard. La città li maledice a squarciagola. "Vergognatevi, sparatevi", strilla. E il tribunale popolare fa male. Ma sprigiona la sua rabbia. Gli insulti suonano a un passo dal vecchio Fulgor, il cinema felliniano. Ma le 'bravate' sono atroci. E l’Amarcord dei giovani di Rimini è solo un film. Perché, ieri mattina e pomeriggio, lo spettacolo è stato desolante. Da film horror.

 

Uno dei ragazzi, il primo a comparire sul portone della questura, è alto, magro il giusto, con gli occhialetti da bravo figliolo e i capelli 'esatti'. La folla vomita insulti. Uno dei compagni si copre. Con la faccia di chi si vergogna. Di chi è in punizione. "Ma cosa diavolo ti copri — strilla la gente davanti alla polizia — vergognati!". Poi le sgommate delle auto, le sirene e la desolazione di una città. Dopo i figli, i genitori. I figli hanno bruciato un barbone.

 

Ma anche mamme e papà. E la loro vita. Escono dalla questura, quasi accartocciati nel loro dolore. C’è chi scaglia la sua rabbia contro i cronisti. Chi molla una gomitata a una telecamera. Una mamma, piccola e bionda, sfugge. Sfugge ai cronisti. Accende una sigaretta. Piange. "Per favore — dice, dignitosa — lasciatemi stare". Le parole vengono fuori a fatica. A singhiozzo. Tra le lacrime: "È stato un fulmine a ciel sereno, non sapevamo niente, erano bravissimi, quei ragazzi. Siamo sconvolti, distrutti".

 

A Marina centro, quella fetta di lungomare che la gente associa a Rimini e al suo volto lindo, lavorava uno della 'gioventù bruciata': Alessandro Bruschi. Al caffè Pascucci aveva servito ai tavoli fino a domenica. Aveva fatto il turno di notte. I suoi colleghi cantano al giornalista di turno il solito ritornello: "Era una bravissima persona. L’abbiamo saputo dalla tv. Siamo choccati". Per quella gioventù bruciata. Anzi, ormai in fumo.

Giorgio Guidelli










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