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MESSA DEI POPOLI

Il Vescovo abbraccia gli immigrati di Rimini

Dall'altare del Duomo, gremito di fedeli provvenienti da tutto il mondo, Mons. Francesco Lambiasi ha lanciato un messaggio di fratellanza chiedendo di smettere di chiamare gli immigrati "extracomunitari" e superare il pregiudizio che li lega alla criminalità

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Messa dei popoli Rimini, 7 gennaio 2009 - "Smettiamo di chiamarli extracomunitari. E, soprattutto, smettiamo di trattarli da extracomunitari. Dobbiamo superare la facile equazione: immigrato uguale criminale". Superare gli steccati, spezzare le catene del pregiudizio. E’ il compito più difficile, ma anche quello più importante per monsignor Francesco Lambiasi. E ieri il vescovo, dall’altare del Duomo, gremito da tantissimi stranieri ma anche da volontari ed educatori riminesi, ha lanciato ancora una volta un messaggio forte nell’omelia per la tradizionale ‘Messa dei popoli’, momento di festa e preghiera per tutti gli immigrati che vivono nel Riminese.

 

Richiamandosi alle parole dell’apostolo San Paolo (Voi non siete più né stranieri né ospiti) Lambiasi affronta il tema dell’immigrazione a partire da una parola, "che è anche una mentalità e un atteggiamento sbagliati": extracomunitario. "Non c’è articolo di giornale che non usi questa parola. La si sente nei dibattiti, nelle conferenze, nei discorsi della gente...". Il vescovo sottolinea come "nel gergo comune questa parola, da subito, è diventato un sinonimo di africano, vu’ cumprà. Ma le cattive portano a cattivi pensieri, e questi scatenano i cattivi sentimenti e gli atteggiamenti negativi".

 


Un altro tabù da sfatare allora, secondo il vescovo, è che "immigrato sia uguale a criminale". E per superare questo pregiudizio, è necessario conoscere a fondo "i fenomeni dell’immigrazione. Sappiamo quanti sono i lavavetri a Rimini? E le badanti? Siamo a conoscenza del fatto che gli immigrati regolari, in percentuale, compiono meno reati degli italiani?". Certo, continua il vescovo, la questione della sicurezza va posta e affrontata, "ma a partire dalla solidarietà e dall’integrazione. Si deve allontanare la povertà, non i poveri".

 

Serve, allora, un cambiamento di mentalità. Servono dialogo, confronto e un impegno da parte di tutti i riminesi. Anche perché, chiede il vescovo dall’altare, "che cosa accadrebbe a Rimini, se domani mattina le tante badanti immigrate che accudiscono i nostri anziani e malati, facessero le valigie e se ne tornassero in patria?". Già, che cosa succederebbe?

Manuel Spadazzi










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