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I volontari della Papa Giovanni XXIII:
"L'attacco israeliano rafforza Hamas"

Mentre il bilancio degli scontri nella fascia di Gaza si fa sempre più grave, si parla di 780 vittime, molti giovani palestinesi corrono ad arruolarsi al fianco degli integralisti islamici

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Miliziani di Hamas Rimini, 7 gennaio 2009 - "In queste ore a Gaza la gente corre ad arruolarsi nelle file di Hamas. Ce lo dicono le nostre fonti e i nostri amici palestinesi che vivono là. E' il risultato della violenza spropositata dell'offensiva militare israeliana: su queste premesse sarà quasi impossibile costruire una pace futura". E' il monito di Alberto Capannini, dell'associazione papa Giovanni XXIII, che ha operato a lungo a Gaza e nelle città israeliane di confine con il progetto "Caschi bianchi", ed è in contatto costante con i suoi quattro volontari attualmente impegnati in Cisgiordania con l'Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace dell'associazione.

 


Secondo le testimonianze raccolte in questi giorni, dice Capannini, "tra i palestinesi della Striscia di Gaza
c'è un diffuso senso di impotenza, frustrazione e incredulità di fronte alla violenza dell'attacco militare di
terra israeliano. Si parla di 780 vittime finora, almeno un terzo civili, un centinaio i bambini, come quelli della
scuola dell'Onu colpita ieri dal fuoco di un tank". Ma oltre a cercare di sopravvivere e scappare, molti giovani
palestinesi "corrono ad arruolarsi con gli integralisti di Hamas. E' purtroppo questo il risultato che Israele
ottiene - continua Capannini - quando pensa di costruire la pace sulle stragi, sull'umiliazione del nemico, sulla
prova di forza. Una pace costruita su queste basi non ha futuro. La violenza dell'esercito israeliano in queste
ore colpisce in modo cieco soprattutto i poveri e i civili inermi. E non fa che chiamare altra
violenza".

 

"Non abbiamo alcuna simpatia per Hamas - precisa l'esponente di Operazione Colomba - e per ogni forma di
terrorismo e integralismo. Condanniamo i lanci di razzi palestinesi verso le cità israeliane di confine come
Sderot, dove pure abbiamo operato a fianco della popolazione civile e dei familiari delle vittime. Ma questa
reazione israeliana non è commisurata all'attacco subito, e inasprisce l'odio. Bisogna invece togliere motivi
agli integralisti e a chi semina violenza. Per questo essenziale per prima cosa fermare l'offensiva di Israele: non basta l'annunciata apertura di un corridoio umanitario per poche ore al giorno".

 

Quattro volontari di Operazione Colomba si trovano attualmente in Cisgiordania a Tuwani, un villaggio a sud di Hebron, dove svolgono opera di mediazione non violenta tra palestinesi e coloni israeliani. "In queste ore - dice Capannini - i nostri volontari stanno andando a Sderot, e di lì tenteranno di arrivare a Gaza per raggiungere le persone che conosciamo e portare aiuti e cibo ai civili palestinesi sotto l'offensiva. Ma sarà difficile riuscire a entrare nella Striscia".










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