Alla Giunta Ravaioli
hanno già
staccato la spina
Siamo alle comiche finali. Alle torte in faccia, agli agguati banditeschi. Rimini assiste al lento disfacimento di una maggioranza dilaniata dalla guerra tra bande: eutanasia del buon governo

Rimini, 4 gennaio 2010 - Siamo alle comiche finali. Alle torte in faccia, agli agguati banditeschi. Rimini assiste al lento disfacimento di una maggioranza dilaniata dalla guerra tra bande. Eutanasia del buon governo, clima crepuscolare che precede il si-salvi-chi-può. Assessori armati un contro l’altro. Zanzini spara su Melucci. Melucci su Gamberini. Metà del Pd sulla giunta.
E’ l’ultimo atto, quello tragico. Affondano i progetti, va in fumo il blocco del traffico, finisce in rissa il biotestamento e sui vigili sono manganellate. Manca un anno alla dichiarazione di fine vita, ma alla giunta Ravaioli hanno già staccato la spina. Da mesi. Inizia con gli sfracelli d’Italia in miniatura: tra Melucci e Gamberini volano le sedie. Tocca ai cattolici del Pd dettare le ultime volontà di una maggioranza tenuta insieme con lo spago: si vota sul biotestamento, il sindaco si astiene, metà partito si dissocia. Ermanno Vichi prende cappello e se ne va. Le ordinanze anti-smog avvelenano l’aria di Palazzo Garampi.
L’assessore Zanzini dichiara di sentirsi solo, poi imbraccia il fucile e impallina Melucci. Che risponde al fuoco e si tira dietro Magrini. Agguati e faide, come quella che si consuma martedì durante la commissione che avrebbe dovuto congedare il progetto dell’ex colonia Enel. Entrano in azione i franchi tiratori. Il vicesindaco è furioso, al consigliere Bertino Astolfi va il primo round. Ieri la vendetta trasversale. Lombardo, altro consigliere Pd, inchioda l’assessore Biagini, che di Astolfi è il genero, e dei vigili urbani la guida politica. "Un corpo ridotto a colabrodo", denuncia con le stesse parole usate dagli esponenti del Pdl.
Su tutti incombe l’assenza del sindaco Ravaioli. Distante dal terreno di battaglia. Lo descrivono stanco e deluso dalla politica da saloon che offusca la sua immagine di medico e civil servant. Sempre più in ospedale, dove le guerre vale davvero la pena vincerle. Poi toccherà a Melucci mollare il colpo, predestinato a un incarico regionale. E dopo? Ci sarà (poco) da ridere.
di Carlo Andrea Barnabè
