I giudici 'condannano'
il piano spiaggia
Messo a rischio
l'assetto dell'arenile
Le strutture dei bagnini non sono più considerate precarie, e quindi è necessaria la licenza edilizia

Rimini, 9 febbraio 2010. Quelle sentenza potrebbe essere il “Big One”. Il grande terremoto che fa crollare l’intero sistema balneare della Riviera riminese. Che per ora trema. E che potrebbe estendersi all’intero Belpaese. Non per caso, da giorni, le associazioni di categoria dei bagnini sono in fibrillazione. Invocano interventi per avere “certezze sul futuro” dal fronte politico e istituzionale. Il quale invece - almeno per ora - tace.
In pratica, con la sentenza di fine gennaio del Tribunale della Libertà di Rimini sul sequestro estivo al bagno 26 “nulla sarà più come prima”: quel che da sempre si considerava precario, viene ritenuto non precario. E necessitante di “licenza edilizia”. Non solo: si parla di gerarchia delle fonti. Indicando come preminente sulle norme locali (leggasi Piano spiaggia di Rimini, che prevede le strutture precarie, da sempre ammesso ovunque) la normativa nazionale.
I fatti. La sentenza in questione - che potrebbe fare giurisprudenza, cioè venire estesa ad altri casi simili - è del Tribunale del riesame (il tribunale “della Libertà”) di Rimini, a firma del presidente Ottavio Ferrari Acciajoli, e dei giudici Romano Dolce e Silvia Corinaldesi. Datata 19 gennaio 2010. Riguarda i sigilli che la magistratura impose in agosto al bagno 26 di Gabriele Paglierani (società Tiki 26 srl) per varie violazioni edilizie, al Piano paesistico e al codice della navigazione. A fine estate vennero sequestrate a uno dei bagni “top” del Riminese parte del ristorante, del gazebo, del parcheggio per moto vicino al campo di bocce, delle vasche idromassaggio, e delle insegne pubblicitarie.
Lo scorso 8 gennaio il sostituto procuratore Irene Lilliu si era appellata contro l’ordinanza del 2 gennaio del giudice per le indagini preliminari, con la quale il gip rigettava la richiesta di sequestro preventivo di tre strutture del bagno 26 (di 71, 74 e 84 metri quadri) avanzata dal pubblico ministero il 23 dicembre 2009. Motivazione del gip: “Una volta eliminate le tamponature laterali dei manufatti, ridotti in tal modo alla stregua di semplici tende, non soggette come tali a qualsiasi preventivo rilascio di permessi di costruire, rientrando nell’attività edilizia libera”. In sintesi: a settembre venne concesso il dissequestro, purché tutto tornasse a posto.
Per la Procura così non è stato. E ha chiesto nuovi sigilli. Il gip ha detto no. Il pubblico ministero ha impugnato il ‘no’ davanti al Tribunale del riesame. Che ora ha confermato i sigilli. Con riforma del provvedimento del 2 gennaio del gip, il riesame dispone il sequestro preventivo dei tre manufatti citati (strutture in legno che accolgono banco bar, tavoli, consolle per musica, casse acustiche, luci psichedeliche ecc.).
Questa è la motivazione - che fa tremare l’intero “sistema Rimini” - indicata dal Tribunale del riesame nel provvedimento: “La prospettata tesi della provvisorietà delle costruzioni basata sulla loro facile amovibilità e della conseguente esclusione... dal... rilascio di permesso di costruzione, è del tutto disattesa dalla consolidata giurisprudenza, posto che ‘in materia urbanistica, la natura precaria di un manufatto, ai fini della sua non sottoposizione al preventivo rilascio del permesso di costruire, non può essere desunta dalla temporaneità della destinazione soggettivamente data all’opera dall’utilizzatore, né dal dato che si tratti di manufatto smontabile e non infisso al suolo, ma deve riconnettersi ad una intrinseca destinazione materiale dell’opera stessa ad un uso realmente precario per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo, con la conseguente sollecita eliminazione del manufatto alla cessazione dell’uso, donde la sicura inquadrabilità dei gazebo di cui qui si tratta nell’ambito delle iniziative edilizie necessitanti di preventiva autorizzazione”.
Il riesame cita una sentenza della Cassazione, n.20189 del 2006. E dispone il sequestro. I legali della Tiki 26 srl, avvocati Durante e Falcone, stanno valutando se ricorrere in Cassazione. L’ultima spiaggia per il bagno. E forse per la riviera: se “vincesse” la linea del Tribunale del riesame, potrebbe scattare un gioco al massacro (e di “soffiate”) tra bagni, magari innescata da quelli affondati per primi.
di Mario Gradara
