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Riccione, licenziato
dal capo bagnino
Il motivo?
Non ci sente

Il 17enne, che doveva trascorrere l'estate lavorando in uno stabilimento balneare a Riccione, è stato cacciato già il secondo giorno. Il motivo? E' sordo. La denuncia della madre

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Salvataggio (foto Bove)
Salvataggio (foto Bove)

Riccione, 23 giugno 2010 - Doveva trascorrere l’estate lavorando in uno stabilimento balneare di Riccione. Ma il bagnino il secondo giorno ci ha ripensato e l’ha rispedito a casa "perché sordo". Un giovane 17enne audioleso, ma capace di sentire ogni cosa con il supporto di due protesi che porta sempre con se, domenica si è trovato senza quel lavoro che lui e la sua famiglia avevano sognato tanto, perché avrebbe segnato la sua integrazione e l’ingresso in quella società che, di fronte a certi problemi, appare più lontana. Un sogno infranto all’indomani di un successo che aveva riportato il sorriso sul volto dello studente. Come racconta la mamma Manuela Serafini, il giovane riccionese "proprio in questi giorni, ha conseguito il diploma di maestro d’arte al liceo artistico Fellini, ottenendo degli otto, dei nove e persino un dieci in pagella".

 

Segno del suo impegno e della sua capacità, tirate fuori con tenacia e determinazione per superare quella barriera che l’ha sempre tormentato. La mamma non se la può prendere.
"Non si può discriminare un ragazzo audioleso. Se il bagnino non voleva dargli quel lavoro, lo doveva dire subito, un mese fa, quando sono andata a chiedere se mio figlio poteva lavorare con lui. Nessuna scusa, io l’avevo informato che per l’udito si serve di due protesi. Ho pure raccomandato che per determinate cose, gli si parlasse guardandolo in viso, affinché capisse con maggior precisione". E continua: "Sabato mattina mio figlio è andato a lavorare, così pure domenica con quel tempaccio, ma alle 19,30 è arrivata la telefonata del bagnino che mi ha detto: non tengo più il suo ragazzo perché è sordo. Di fatto l’avevano mandato a casa tre quarti d’ora prima. Ma mio figlio non è sordo. Certo, se mette in testa un cappuccio per l’acqua ha difficoltà, ma sente, e come!".

 

Mentre parla con noi arriva la prova di quanto sostiene. Il giovane risponde con precisione a una serie di domande che la mamma gli rivolge, mentre i suoi occhi restano incollati sul computer. Amarezza e tenacia trovano sfogo sulle pagine di Facebook. La signora Serafini incalza: "In questo modo a mio figlio hanno tagliato le gambe. L’hanno stroncato dal punto di vista morale e psicologico. Aveva bisogno di lavorare per l’inserimento, mentre ora è tutto svanito. A estate iniziata, dove trova un altro lavoro? Mi avessero detto subito di no, sarei andata a cercare altrove, ora è troppo tardi". Poi prosegue: "Ho voluto raccontare questa storia, affinché faccia riflettere e quanto è accaduto a mio figlio non succeda ad altri".

di NIVES CONCOLINO


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