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Hotel nella bufera: chiude anche
il Maracaibo
Monta la polemica

Il due settembre dopo aver già messo i sigilli all'hotel della vergogna, dovrebbe essere la volta del Maracaibo. Intanto il proprietario dell'hotel di Torre Pedrera dice: "Noi le vittime"

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Rimini, 1 settembre 2010- Massimo Cavalli e il figlio Thomas, i due riminesi che con la Business travel avevano ancora ufficialmente la gestione dell’hotel Mosè, anche se in realtà a occuparsi della struttura era la Costa Romagna, hanno deciso ieri di chiudere l’albergo di Torre Pedrera, mentre per domani due settembre è stato decisa la chiusura dell'hotel Maracaibo

Senza aspettare, insomma, la chiusura coatta da parte del Comune di Rimini, che ha deciso di mettere i sigilli al Mosè per la mancanza dei requisiti di sicurezza. "Chiudiamo perché non vogliamo più avere a che fare con Costa Romagna. La verità verrà a galla: si deve sapere che anche noi, come i clienti dell’hotel, come i dipendenti che non vedono un euro da mesi, siamo delle ‘vittime’", assicura Massimo Cavalli.
 

IERI, insieme al figlio, è andato personalmente a mettere i sigilli al Mosè. L’operazione è stata tutt’altro che indolore, visto che dentro alla struttura c’erano ancora oltre una trentina di turisti (mentre i 98 bresciani arrivati domenica erano già stati trasferiti lunedì), e che fuori dall’albergo c’erano i dipendenti e gli ex dipendenti del Mosè.

Ci sono stati momenti di tensione, con un paio di lavoratori visibilmente (e comprensibilmente) agitati. "Noi non ci muoviamo di qui finché non ci pagano", hanno urlato i lavoratori, circa una ventina, accompagnati dai volontari dell’associazione ‘Rumori sinistri’ e da alcuni esponenti della Cgil. Uno di loro ha pure minacciato di tagliarsi le vene. Sono cominciate a volare urla, all’indirizzo dei Cavalli e di Costa Romagna, e per poco non si è sfiorata la rissa.

Per fortuna sono arrivati tempestivamente carabinieri, vigili, una pattuglia della polizia e i militari dell’esercito, e hanno sedato gli animi. Con Cavalli, alla fine, la Cgil (che poco prima aveva partecipato a Cesenatico allo sciopero dei dipendenti al K2, altro albergo legato alla Costa Romagna) ha raggiunto l’accordo: nonostante il Mosè sia chiuso, i lavoratori avranno ancora vitto e alloggio per alcuni giorni, all’hotel Zodiaco. "Ma il Comune deve farsi carico a questo punto di trovare le risorse anche per loro — ribadisce dalla Cgil Mauro Rossi — così come ha provveduto a sistemare i turisti trasferiti dal Mosè".
 

OGGI a Cesenatico ci sarà un’altra manifestazione di protesta, negli uffici dell’imprenditore Coppola, ritenuto il vero proprietario della Costa Romagna. Nel frattempo, dopo la chiusura del Mosè, domani potrebbe toccare al Maracaibo: l’ufficiale giudiziario potrebbe apporre i sigilli alla struttura. Nuovi sviluppi sono attesi anche per gli altri hotel legati alla Costa Romagna, dato che moltissimi lavoratori continuano a non venire pagati. I Cavalli, in questi giorni, cercheranno di chiudere tutte le strutture in cui risultano (sulla carta) i gestori.

di Manuel Spadazzi


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