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Green economy: parte da Rimini
la 'rivolta' del fotovoltaico

Alla sala degli Archi le imprese che in regione hanno aderito all’appello contro il cosiddetto "decreto ammazza-green economy" chiamano parlamentari e consiglieri regionali per avviare ufficialmente la mobilitazione

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Parco fotovoltaico
Parco fotovoltaico

Rimini, 7 marzo 2011 - Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri giovedì alle 13.30 “sancisce la fine delle rinnovabili” perché “è una scure che taglia gli investimenti in corso, aprendo di fatto la crisi del settore: l’unico settore che in questi anni ha creato ricchezza e occupazione in Italia”.

I piccoli e medi imprenditori del settore fotovoltaico rilanciano oggi da Rimini il grido di allarme alla luce dell’ultimo provvedimento del Governo in materia di rinnovabili. Alla sala degli Archi di piazza Cavour, le imprese che in Emilia Romagna hanno aderito all’appello contro il cosiddetto “decreto ammazza-green economy” (25 aziende, per un totale di oltre 544 addetti e 256 milioni di euro di fatturato) e chiamano parlamentari e consiglieri regionali (si vede in platea anche il candidato sindaco Andrea Gnassi) per avviare ufficialmente la mobilitazione.

“Giovedì saremo a Roma al fianco delle imprese e delle associazioni di categoria”, promettono i deputati Pd Alessandro Bratti e Elisa Marchioni. “L’Emilia Romagna chiederà al Governo la modifica del decreto attraverso la Conferenza Stato-Regioni”, fa presente il consigliere Roberto Piva (Pd) che oggi incontra l’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli per fare il punto. Nel mirino della protesta un aspetto centrale: lo stop agli incentivi statali per l’energia da fotovoltaico al raggiungimento della soglia degli 8.000 megawatt di potenza installata, con un tetto “non meglio precisato” a partire dal primo di giugno.

Pur riconoscendo la necessità di “riequilibrare” gli incentivi elargiti finora, da più parti considerati eccessivi, gli operatori denunciano il blocco pressoché totale degli investimenti per la seconda parte dell'anno e assicurano che gli effetti si avvertono già. Anche qualche banca scuote la testa: “Il decreto ci ha sorpresi, cercheremo di dare fiducia ma ci troviamo in difficoltà”, ammette Massimo Manduchi di Eticredito (un istituto che ha finanziato il 18% degli impianti fotovoltaici realizzati nel riminese). Prima dell'annuncio “a sorpresa” del Governo, le imprese del settore avevano programmato i propri investimenti sulla base della legge statale dell'agosto del 2010, il cosiddetto Conto Energia, che avrebbe previsto incentivi a tutto il 2013 per le famiglie e le aziende pro energia solare. "Invece di tre anni di 'luce', tra tre mesi ci ritroviamo al buio”, la mettono giù a Rimini gli imprenditori ipotizzando pure possibili problemi di “costituzionalità” del decreto.

Tutti puntano il dito contro “le lobby del nucleare, attraverso cui si può leggere il blitz”, denunciano in particolare i vertici della Marano Solar srl (Petroltecnica). Francesco Rinaldis di Ubisol, azienda nata nel 2006 e tra le più attive a livello locale, misura la stangata: “Prima di giovedì contavamo 83 contratti per sette milioni di euro di fatturato, dopo giovedì contiamo 18 contratti e cinque milioni in meno. I preventivi bloccati sono 800, il fatturato potenziale perso è pari a 13,5 milioni”. Numeri che “vanno moltiplicati a livello nazionale, dove il settore conta come due o tre Fiat”, ricorda Bratti.

Il presidente della commissione Ambiente alla Camera invoca “una fortissima mobilitazione per limitare i danni, almeno, e capire come rilanciare il settore”. L'obiezione sul fronte bollette per Bratti non regge: “Il peso delle rinnovabili vere, non assimilate, è irrisorio. Il decreto era stato votato all'unanimità perché recepisce le direttive Ue, poi è arrivata la doccia fredda che mette in ombra tutto il resto”. Gli organizzatori negano che si tratti di una campagna politica: “Gli esponenti Pdl hanno declinato il nostro invito, il deputato leghista Gianluca Pini si è interessato ma oggi non poteva venire”.


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