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La notte del ritorno in mare: "Quante triglie"

Dopo lo stop alla pesca

In viaggio con un peschereccio riminese a dieci chilometri dalla costa: "Reti piene di ‘barboni’, riempite tutte le cassette"

La ripresa della pesca (Bove)

Rimini, 4 ottobre 2011 - Un saluto alle mogli in banchina, motori accesi e via, si parte. E’ mezzanotte, il fermo pesca dei record è finito. Ci imbarchiamo su un peschereccio di oltre venti metri che fa pesca a strascico, coi ‘divergenti’ che distendono la rete. E’ dura non andare a dormire. Sulla barca, cassette vuote a volontà. Sacchi di ghiaccio e mani callose che lavorano alle cime. Facce sincere – come hanno i marinai - scolpite dalla bora e dal sale. In banchina tre ragazzi scherzano. La notte è tiepida, rischiarata da una mezza luna, la brezza leggera, le previsioni meteo marine buone. Invece, previsioni sul primo pescato post-blocco ne fanno in pochi, e malvolentieri. I mesi precedenti a questo forzato stop da guinness dei primati (60 giorni di armistizio con l’Adriatico contro i tradizionali 40-45) sono stati un calvario. Da gennaio – febbraio a fine giugno, termine delle retate, il mare non ha regalato niente, o quasi.
Né poteva ‘dare di più’, prosciugato dall’ottusità dell’uomo.

“E’ colpa nostra, di quelli tra noi che arano il fondo con le gabbie insabbiate anche di trenta centimetri, correndo a dieci nodi, i pescherecci più grossi, i mostri, le moto zappatrici del mare”, sbotta un marinaio della piccola pesca.

“E’ colpa di chi inquina, tra fogne che non ci sono e non bastano, e fiume Po dal quale viene giù di tutto: per forza poi il pesce sparisce”, ribatte un altro pescatore.
Colpa di tutti e di nessuno: siamo in Italia. E siamo in barca, in senso letterale e metaforico.

Intanto il nostro peschereccio naviga spedito a quasi nove nodi (17 km l’ora, tanti in mare): siamo ormai a cinque miglia dalla costa, circa 10 km). La notte è tenera, c’è un po’ di luna crescente, si vedono molte stelle, il Grande Carro e anche la piccola Polare. Si mischiano ai fari delle piattaforme estrattive. Il mare è piatto, si popola delle luci di barche e barconi a non finire: in acqua tutte insieme le marinerie di Cattolica, Rimini, Bellaria, Cesenatico, a contendersi le zone migliori. “Ogni pescatore ha in mente qualcosa, ha una sua idea su dove buttare la rete - ci spiega un veterano dell’equipaggio -. Si basa sull’esperienza, sui racconti di fa pesca ‘da posta’ con le reti, sulla soffiata di qualche amico diportista”.

A mezzanotte e tre quarti caliamo la rete, velocità ridotta a tre nodi. Alle tre meno un quarto la prima ‘salpata’, con il potente argano di bordo, mentre i marinai sbrogliano la lunga rete. Che è pesante: quasi piena. A noi pare un successo. Chiediamo lumi. “Molti ‘barboni’, le triglie _ spiega i comandante _, di altro pesce ce n’è poco”. Sarà il Leitmotiv della nottata. Una, due, tre… nove, dieci volte i marinai calano, salpano e svuotano la rete. Sono le quattro di mattina: loro lavorano sodo, noi guardiamo, nella cabina del comandante, un improbabile film in tedesco su Rai3. Seguito da uno in francese. La radiotrasmittente Vhf gracchia commenti e saluti reciproci di altri pescherecci: “Quanto pesce, ragazzi”, “Buon giorno companeros”, “Tutti barboni: se finiscono le triglie che cosa facciamo?” Sette di mattina. Dopo averlo ripulito per l’ennesima volta con una potente pompa ad acqua marina, i marinai separano uno ad uno i vari tipi di pesce: triglie soprattutto, seppioline, calamari, canocchie, qualche rarissima sogliola, un unico rombo”. Un lavoraccio. Chissà perché, eravamo convinti che ogni razza di pesce venisse pescata a parte. Saltasse nella sua cassetta, per così dire. I barboni vengono squamati col getto per farli sanguinare un po’: “Così ce li pagano di più”. Altro trucchetto vecchio come il mondo: sullo strato superiore delle cassette ci vanno i pesci più belli, messi da parte appositamente. “Lo facciamo tutti”, sorride il capitano.

Le 7,55: il vento rinforza un poco da Maestrale, onda corta sui 50 centimetri, un po’ di schiuma (le ‘ochette’), più si torna verso riva più l’acqua è brutta e scura, e più c’è mucillagine. Alle 9,40 l’ultima salpata. Altro en plein di triglie. Ormai stipate, con gli altri pesci, nelle celle sul lato destro della stiva dell’imbarcazione. Che ormai naviga un po’ inclinata per il carico. “Abbiamo finito anche le cassette vuote, torniamo”. Per oggi è andata bene. Rotta sul porto, stasera è un altro giorno.

di Mario Gradara

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