PER quanto ci provi non riesco ad immaginare niente di più sciocco che portare cibo ad animali che vivono allo stato selvatico. Leggo in un portale di informazione on line che le guardie ecologiche - quattro unità - in questo frangente di freddo eccezionale sono impegnate ad approvigionare di cibo alcune specie della nostra provincia. Questa a mio giudizio dà l’idea di come la nostra civilità sia al capolinea e di come la stupidità dilaghi e alligni oggi come oggi sopratutto nel pubblico e cose assurde come il fenomeno citato vengano serviti alla pubblica opinione come azioni necessarie, routinarie, utili, normali etc. Scusate ma vi pare che la Natura non abbia da sè i suoi cicli e i suoi sistemi, che un animale selvatico abbia bisogno di essere ‘approvvigionato di cibo’? ‘Chi non ce la fa muore!’, questo accade in natura, da sempre! Come si può essere così ingenui da pensare di poter intervenire - in questi termini - nell’ecosistema naturale? Mi sembra una cosa talmente evidente che non riesco a credere che lo facciano persone investite di autorità in materia ma piuttosto mi pare una trovata tipo ‘esercitazione all’aperto di Scienze terza media’!
m.v.
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Gentile lettrice, è vero che il mondo animale ha le sue leggi. E la selezione naturale, che ai nostri occhi può sembrare crudele, in realtà serve per creare razze sempre più forti e resistenti, eliminando dalla catena riproduttiva gli esemplari deboli e malati. Quando però si verificano degli eventi eccezionali (e quest’ondata di gelo siberiano certamente lo è), rischia di essere decimata anche la popolazione sana di un territorio. L’urbanizzazione selvaggia ha tra l’altro drasticamente diminuito il numero delle siepi e delle macchie dove, in caso di maltempo, la fauna poteva trovare cibo e rifugio. Ragionando in termini di dimensioni della nevicata e di ampiezza della zona interessata, portare fieno e granaglie a mammiferi e uccelli potrebbe anche servire a poco. Ma sfamare un passerotto affamato che svolazza sul balcone di casa, non mi sembra francamente un gesto sciocco.
di STEFANO MUCCIOLI