Rimini, 14 gennaio 2018 - Due cognati sono finiti a processo con l’accusa di calunnia per aver escogitato un piano diabolico, ma che ha fatto acqua da tutte le parti, pur di buttare fuori dall’appartamento riminese della donna l’inquilina che ci viveva dentro da quattordici anni.

Tutto ha inizio quando la donna decide di vendere la proprietà. L’agente immobiliare a cui si affidano li informa che l’immobile perde di valore, quando si vende occupato da un inquilino. Manca ancora del tempo prima della risoluzione del contratto e la persona che lo occupa paga regolarmente l’affitto. Sembra non ci sia soluzione, ma la proprietaria alla stipula del contratto aveva inserito una clausola anomala.

L’inquilina è una transessuale e in caso avesse spacciato droga o si fosse prostituita nell’abitazione di diritto avrebbe potuto cacciarla di casa. La donna ha una vita regolare, un lavoro e un compagno che vive con lei, e quindi non avrebbe mai corso alcun rischio. I due però mettono in atto una vera e propria trappola per incastrarla. La informano di voler cedere la proprietà e una mattina si presentano nella casa insieme all’agente immobiliare, all’oscuro di tutto, e a una ipotetica acquirente, una complice, che si mostrava interessata a vedere la casa per comprarla, considerandolo un buon affare.

L’inquilina fin dal primo momento avverte qualche stranezza nei loro comportamenti e tutti hanno molta fretta nel far vedere l’immobile e andarsene. A un certo punto la complice chiede all’affittuaria di poter andare in bagno, si chiude nella stanza per quasi dieci minuti, tutto il tempo necessario per nascondere una quantità di droga. Appena tutti escono dall’appartamento il proprietario, già noto alle forze dell’ordine, fa una soffiata alla polizia dicendo che in quella casa dei brasiliani spacciano droga.

Nel  frattempo l’inquilina inizia a sospettare e chiede al compagno di controllare insieme a lei il bagno. Iniziano a ispezionare ogni angolo e dietro al bidet trovano un sacchetto con dentro 150 grammi di hashish e altri grammi di eroina. La trans presa dal panico getta dalla finestra la droga, ma poi temendo che un cane possa mangiarla o un bambino raccoglierla la recupera e chiama un avvocato. Il legale ascolta la storia che ha dell’incredibile, l’ipotesi dell’imboscata lo convince e insieme ai clienti vanno alla polizia per denunciare la vicenda. Nel corso delle indagini incrociate e dai tabulati telefonici l’ipotesi della trappola prende forza e la trans ha la meglio. La proprietaria finisce così davanti al giudice e viene condannata a un anno e sei mesi con rito abbreviato, per il complice, invece, si è aperta ieri l’istruttoria dibattimentale. Sono stati sentiti sei testimoni, fra cui la trans, che si è costituita parte civile (assistita dall’avvocato Umberto de Gregorio) ed è scoppiata in lacrime ricordando l’incubo che le hanno fatto vivere.