Rimini, 9 settembre 2017 - «Sono stata aggredita sotto casa a colpi di frusta che una prostituta nigeriana teneva nella borsa, mi ha colpito più volte. Questo perché avevo osato protestare contro la sua presenza nella mia area di proprietà». E’ il racconto choc di Gianna Sallese, residente tra via Ravegnani e via San Nicolò, a due passi dall’omonima chiesa. Da mesi la donna è impegnata, con altri residenti, in una guerra quotidiana e strisciante contro la presenza delle lucciole nella zona compresa tra le vie Graziani, San Nicolò, Savonarola, Mameli (di fianco alla Croce Rossa).

Una guerra che le peripatetiche finora stanno ‘vincendo’: tengono la posizione. Facciamo un test serale in moto: «Fanno trenta euro», ci apostrafa una prostituta africana. ‘Siamo in moto, come si fa?’, replichiamo. «Andiamo ai giardini della chiesa, o nell’invaso del fiume, o dietro quella macchina lì». ‘Grazie, magari un’altra volta’. Pronte a tutto. «Io ho fatto dei filmati e delle foto dal balcone di casa mia – continua Gianna Sallese, la donna frustata –. Quando mi sono affacciata mi hanno apostrafato in malomodo».

«POI sono scesa pensando di farle sloggiare. Invece mi hanno aggredita, tirando fuori la frusta e colpendomi ripetutamente, facendomi dei lividi; io ho chiamato la polizia quella sera, poi ho fatto denuncia ai carabinieri». Ferite giudicate guaribili in venti giorni. «Si cambiano e si denudano completamente sotto casa nostra – aggiunge un’altra residente – nascoste, si fa per dire, dietro alle auto in sosta, anche in prima serata. Fanno i loro bisogni dietro le macchine, una vergogna, e sono aggressive».

«ULTIMAMENTE – spiega un residente – i clienti arrivano a piedi per paura dell’ordinanza del sindaco con la multa dei 10mila euro; poi vanno a consumare i rapporti con i loro clienti nei parchi, al giardino della chiesa, trovato più volte pieno di preservativi; o scendono scaletta del porto e vanno nell’invaso Tibero». Di lucciole, in genere, ce ne sono una decina tra africane e cinesi, più un contorno di papponi africani che presidiano la zona a distanza. Presidiano i due angoli della strada intorno alla chiesa di San Nicolò. E zone limitrofe. «Arrivano intorno alle dieci – racconta una donna –, le cinesi non hanno i protettori, le africane sì». Le cinesi non fiatano e non si ribellano. Le nere, sono 5-6, sono violente e aggressive. «Una sera – prosegue una donna – mi sono affacciata al balcone a fumare, non parlavo, guardava solo». «Credo siano ubriache o drogate, sembrano fatte».