Rimini, 10 gennaio 2018 - Ha messo tre sedie vuote nel suo ufficio. Poi ha convocato tre dei suoi dipendenti, quelli che riteneva dei ‘fannulloni’. Ad assistere alla ‘provocazione’ altri dipendenti come spettatori. Poi è andato ‘in scena’. «Vi do mille euro per non fare nulla e stare seduti qui, su queste tre sedie, dalle 9 di mattina alle 17. D’altronde è quello che fate di solito: non fate niente. Meglio che stiate qua, fermi seduti».

Parole di fuoco quelle pronunciate da un imprenditore cinquantenne (difeso dall’avvocato Piero Venturi), titolare di una grande azienda di autotrasporti nel Riminese, nel corso di un’autentica ‘sceneggiata’ allestita all’interno della sua azienda. Un coup de theatre che però gli è costato una triplice denuncia per minacce, ingiurie e violenza privata da parte dei suoi stessi dipendenti ‘messi alla gogna’ davanti ai colleghi. Denunce che hanno portato al processo. E la prima udienza, che lo vede imputato, si è aperta e chiusa immediatamente ieri mattina, giusto il tempo delle formalità di rito. 

La storia nasce un paio di anni fa. L’imprenditore cinquantenne è a capo di un’azienda nel settore dell’autotrasporto. Ha decine e decine di dipendenti e gli affari, nonostante la concorrenza agguerrita, vanno a gonfie vele. Ma per essere competitivi, occorre che tutti si diano da fare. Stando però al proprietario dell’azienda, qualcuno tra i suoi operai batte la fiacca: molte assenze per i più svariati motivi, ritardi, spesso ingiustificati, e tanti giorni di malattia accumulati. 

Così una mattina il cinquantenne convoca i tre dipendenti, due di origine straniera e un italiano, nel suo ufficio. Insieme a loro chiama, nelle vesti di spettatori, altri colleghi dei tre che il padrone della ditta considera ‘fannulloni’. Nel frattempo, davanti alla sua scrivania ha collocato tre sedie vuote. «Vi do mille euro se state seduti qui, su queste tre sedie, dalle 9 alle 17 a non fare nulla. Tanto è quello che fate ogni giorno: non fate assolutamente niente tutto il giorno», afferma lapidario l’imprenditore. 

Il giorno seguente i tre dipendenti si rivolgono ai sindacati. L’imprenditore non demorde e su ciascuna delle tre sedie colloca un cartello: «Assente ingiustificato». Inizia così la grande battaglia giudiziaria con i tre operai che denunciano il loro datore di lavoro per minacce, ingiurie e violenza privata. «Volevo solo utilizzare un metodo plateale per mostrare a tutti che cosa significasse non fare nulla mentre tutti gli altri corrono e lavorano. La mia voleva solo essere una provocazione», ha fatto più volte sapere l’imprenditore tramite il suo avvocato, Piero Venturi. Ma i tre operai non sentono ragioni e tirano dritto con tanto di causa di lavoro.

Due di loro non lavorano più nell’azienda mentre uno straniero è ancora alle dipendenze dell’imprenditore imputato. Il processo, quello penale, con l’imprenditore imputato per minacce, ingiurie e violenza privata, è stato aggiornato al prossimo nove luglio, quando verranno ascoltati i primi testi. Poi toccherà al titolare dell’azienda raccontare la ‘sua’ verità.