Pesaro, 6 agosto 2017 - È stato spento solo il vasto incendio scoppiato sul Colle San Bartolo, fra Pesaro, Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara. Settanta persone fra residenti di Casteldimezzo e turisti di un camping sono state evacuate nella notte dai vigili del fuoco e dalla Protezione civile e portate nel vecchio Palasport. Nessuno è rimasto ferito, ma la paura è stata tanta. «Incalcolabile» il danno all’ambiente di una delle falesie più belle, ha detto il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, ringraziando i volontari e tutti coloro che si sono spesi per spegnere il rogo. La strategia adottata dai vigili del fuoco di spingere le fiamme verso il basso ogni volta che salivano fino ai centri abitati ha salvato Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo, ma a caro prezzo. Infatti, non potendo propagarsi verso l’alto, l’incendio si è esteso in orizzontale, lungo la falesia. E ne ha divorata un’ingente parte: «Penso sui 125 ettari, un decimo del parco che è pari a 1.700 ettari», ipotizza il presidente dell’ente parco Davide Manenti.

Ne ha divorata la parte più bella: tutto il tratto che va da sotto la fattoria Mancini fino a poco prima di Vallugola, uscita miracolosamente illesa. La conta dei danni è quasi esclusivamente di tipo ambientale. Infatti, il piccolo cimitero di Casteldimezzo e le ville lungo via Rive del Faro sono integre, a parte qualche lieve bruciatura, mentre nelle ore dell’emergenza erano state date per perse: «Non ci risultano danni a persone, case e attività economiche», rassicura Manenti.

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Tutti i ristoranti, compresi la Taverna del pescatore e quelli di Vallugola che erano stati evacuati, sono di nuovo funzionanti. E i residenti sono tornati alle loro case. Anche luce e linea telefonica hanno ripreso a funzionare. Da un punto di vista strutturale, quindi, i danni sono limitati a tratti di staccionate e cartelli posti lungo le strade e i sentieri. Ciò che preoccupa, e molto, è invece il danno ambientale. Che è già ingente, ma rischia addirittura di divenire devastante nei mesi invernali. Il fuoco ha polverizzato alberi e piante, dando al promontorio tra Fiorenzuola e Vallugola un aspetto spettrale. Al posto della selvaggia vegetazione, un ambiente lunare.

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«La vegetazione bassa dovrebbe rinascere nel giro di un paio di anni, coprendo i segni dell’incendio – la speranza di Manenti –. Ma per la vegetazione alta ci vorrà tempo e non possiamo attendere che faccia da sola». E, se alla vista la polverizzazione della vegetazione è la conseguenza che più colpisce, ce ne è un’altra più preoccupante. Insieme alle piante, il fuoco potrebbe avere distrutto la rete di contenimento posta dalla Regione lungo lo strapiombo che scende dal campanile di Fiorenzuola. Una rete di contenimento posizionata in più tranche, nel corso degli anni, per evitare che la falesia franasse in mare, portandosi dietro Fiorenzuola. Se quella rete non si è disintegrata con il caldo del fuoco, di certo si è indebolita. Secondo una prima ricostruzione, a causa l’incendio sarebbero state alcune scintille, sprigionate dal trattore di un agricoltore.