Rimini, 17 marzo 2017 - Ragni, cavallette, millepiedi, ciocche di capelli, mozziconi di sigarette, pezzi di metallo e ogni altro genere di insetto vivo o morto. Non è un documentario sulla natura, ma quello che alcuni dipendenti cinesi di una grossa società agricola della provincia distributrice di generi alimentari nei supermercati, buttavano nelle confezioni destinate alla vendita. Ora 24 persone, 21 donne e tre uomini, sono indagati per il reato pluriaggravato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari. Sono stati tutti licenziati tre mesi fa, ma solo oggi si è venuti a conoscenza di cosa c’era dietro.

Un vero e proprio sabotaggio, secondo gli inquirenti, quello messo in atto dal nutrito gruppo di dipendenti, da tempo in guerra con l’azienda per questioni salariali. A far scattare l’allarme, alla fine dell’anno scorso, erano stati i supermercati della zona che avevano segnalato le molte proteste avute da parte dei clienti per gli ‘oggetti’ trovati nelle confezioni di verdura già lavata e pronta per il consumo. E in gran parte si trattava di animali.

I casi erano troppi, però, e non poteva trattarsi di una ‘svista’. I dipendenti di quell’azienda hanno tutti una divisa idonea per trattare gli alimenti: cappelli, guanti e mascherine. Regole ferree che non devono essere violate. Non solo, ma le linee produttive sono dotate di selettori ottici, in grado di riconoscere l’eventuale presenza di oggetti metallici e corpi estrani all’interno delle confezioni.

I dirigenti della società hanno quindi concluso che si trattava di ‘attacchi dolosi’ che arrivavano dall’interno, e si sono rivolti ai carabinieri. Il passo successivo è stata l’installazione, su delega del pubblico ministero, di 64 telecamere (a spese della stessa società) nei locali dove avveniva l’intero ciclo della lavorazione dei prodotti. E sono state quelle a immortalare alcuni dipendenti mentre gettavano all’interno dei macchinari per il taglio e il lavaggio delle verdure i ‘corpi estranei’.

Li avrebbero registrati anche mentre prelevavano le confezioni scartate dal lettore ottico per rimetterle tra quelle ‘buone’. Li hanno visti (quasi tutte erano donne) mentre gettavano ciocche di capelli che si erano portati dietro nascosti tra gli indumenti e altre porcherie. In qualche caso si portavano via anche ‘piatti pronti’, succhi di frutta e generi alimentari di varia natura, per diverse migliaia di euro.

I 24 cinesi indagati, assistiti dagli avvocati Davide Grassi, Patrick Wild, Gaia Galeazzi e Filippo Capanni, continuano a negare, anche se per gli investigatori le riprese non lascerebbero dubbi. «La questione è molto delicata – dice il team di legali – ma non è così scontata come potrebbe apparire a una lettura superficiale degli atti. I lavoratori, tutti associati ad Adl Cobas Romagna, sono indagati e non ancora imputati. Faremo di tutto per dimostrare la completa estraneità dei nostri assistiti».