Rimini, 4 novembre 2017 - Cosa porta una ragazza a tenere per sé, per anni un guanto di un pilota, aspettando solo il momento per darlo ai genitori di quel campione? Paolo e Rossella, i genitori di Marco Simoncelli, a Sepang in Malesia hanno incontrato quella ragazza con cui a malapena riuscivano a capirsi. Ma forse non c’era bisogno di traduttori perché ci sono gesti che parlano da soli.

A raccontare quel momento, inatteso quanto unico, è stato lo stesso Paolo nel blog della sua squadra corse. «Un’ultima cosa su Sepang però ve la voglio raccontare - ha scritto -. Io e mamma Rossella arriviamo in aeroporto previa telefonata, timidamente ci si avvicina una ragazza. Ci racconta una storia...». Sono passati sei anni dal 23 ottobre del 2011 quando la pista ha sentenziato che doveva essere l’ultimo giorno per Marco Simoncelli. Una decina di giorni fa, per la prima volta da quel terribile giorno, Paolo e Rossella sono tornati in Malesia, su quella pista dove tutto è cambiato.

Il francobollo dedicato a Marco Simoncelli (Foto Concolino)

Ad attenderli c’era anche quella ragazza, che in precedenza era riuscita a mettersi in contatto con i due genitori. Quando li ha incontrati, ha raccontato loro «di come si era data da fare per comprare un guanto di Marco da un commissario di gara, un guanto usato da lui. Tanti ragazzi ci raccontano le storie più improbabili di come riescono ad aggiudicarsi i cimeli dei loro idoli». Poteva essere una storia come un’altra, ma la profondità del gesto di quella giovane richiamava una storia diversa e unica.

La ragazza si mette davanti ai genitori e parla. Paolo annuisce, «...solo mi sto chiedendo perché un guanto? Li vendono in coppia di solito. Poi tira fuori un guanto sinistro, aveva le mani grandi, lo riconosciamo subito. La abbraccio. Ce lo lascia, lo guardo è proprio quello che mancava all’appello, il destro è già a casa. Un abbraccio tra sconosciuti io non parlo bene la sua lingua ma credo di averle trasmesso il mio riconoscimento per questo suo prezioso gesto. Immagino le mille peripezie di questo guanto. Sono passati sei anni. Siamo tornati qui in Malesia e ci è stato restituito il guanto che Marco perse proprio quel giorno, nella sua ultima gara. E poi dicono che non è destino. Un gesto particolare, assurdo e meraviglioso, quanto l’essere di nuovo qui con una squadra corse intitolata a lui». Cosa abbia portato quella ragazza a custodire quel guanto per sei anni in attesa che un giorno arrivasse il momento giusto, resta uno dei gesti inspiegabili che da sei anni a questa parte avvolgono la storia del Sic, e del suo sorriso.